Il Sorriso di Maria

COME PERDONARE UNA PERSONA CHE TI HA OFFESO. (CATECHESI DI PADRE SILVANO ALFIERI)

2106, ANNO SANTO DELLA DIVINA MISERICORDIA 
(Catechesi di padre Silvano Alfieri guida spirituale degli APOSTOLI DELLA PACE)

Il carcere del risentimento 
Quando riceviamo un offesa, un torto una ingiustizia si rischia un danno ancora maggiore: quello di rimanere chiusi nel carcere del risentimento, così oltre ad aver ricevuto un torto in quel momento, quel male estende in noi nel tempo il suo effetto, quell’episodio è successo 10 anni fa ma i nostri pensieri, nel nostro cuore rimaniamo nel carcere del risentimento, si respira a fatica, il perdono è la chiave per uscire da quel carcere per tornare a respirare, a vivere.

Il bisogno di misericordia che ha il mondo
Che bisogno che ha il mondo di perdono e di riconciliazione che bisogno di perdono e di riconciliazione c’è in Turchia tra turchi e curdi, in Sudan tra il Nord e il Sud, tra la Russia e l’Ukraina, in Centr’Africa tra le fazioni… Se voi considerate quanta violenza e quanta gente prigioniera del risentimento cerca vendetta, tra uomo e uomo e anche tra gli Stati potete immaginare quante persone soffrono dentro queste carceri. Il venerdì santo p. Raniero Cantalamessa predicando al Papa ha detto metà della sofferenza presente nel mondo è procurata dalla sete di vendetta.
che bisogno c’è di riconciliazione nelle famiglie, che bisogno c’è di pace in tanti cuori.

Il perdono 
è la chiave per uscire da quel carcere per tornare a respirare, a vivere. La testimonianza di Nelson Mandela: a un giornalista che lo ha visto a cena con il presidente che lo aveva tenuto in carcere per 27 anni gli ha chiesto se avesse perdonato a lui e ai suoi aguzzini, Mandela ha risposto – “se non avessi perdonato loro sarei ancora loro prigioniero”.

DIO HA DECISO DI INONDARE IL MONDO CON IL SUO PERDONO E CON LA SUA BONTA’
Dio vuole condurre l’’umanità fuori da questa spirale negativa di violenza che genera solo nuove sofferenze e Papa Francesco ha il ruolo di Mosè chiamato da Dio a condurre il popolo di chi cerca la vita fuori dalla schiavitù di questa violenza.
Questo è il messaggio che ci arriva da questo anno straordinario della Misericordia che Papa Francesco ha indetto. Domenica 13 dicembre ero a Reggio Emilia, mai vista prima la quantità di persone che sono venute per passare la porta santa del Duomo, così è successo a Como…. Tanta gente che mossa dallo Spirito Santo si sono messe in viaggio per accogliere la grazia di Dio. Porte sante sono state aperte in tutte le diocesi d’Italia, nelle mense caritas negli ospedali, nelle carceri… porte sante sono state aperte in tutte le Diocesi del mondo tante ne sono state aperte anche in Cina… è la volontà di Dio di raggiungere con il suo perdono ogni uomo:

OGNI CUORE UNA PORTA SANTA
In ogni cuore si dovrebbe aprire una porta santa da dove la misericordia di Dio possa entrare, Dio desidera essere presente con la sua pace, con la sua bontà con la sua gioia in ogni cuore. in ogni cuore si dovrebbe aprire una porta santa da dove la misericordia di Dio possa entrare beati coloro che credono al dono di grazia straordinario che Dio ci offre con questo anno santo della Misericordia e con fede accoglieranno il suo perdono e le grazie che ci offre e al termine dell’anno saranno interiormente rinnovati santificati è anche una questione di numero, più sono le persone che nel cuore hanno la Pace di Dio più al mondo si starà bene, ci sono delle situazioni di disagio create dal peccato di tanti: quante bugie, quanti gesti di corruzione ci sono voluti per inquinare la terra? Per mettere a rischio la sua stessa vita con il riscaldamento del pianeta e la sua desertificazione non è sufficiente che uno smetta di usare il carbone per cambiare rotta occorre che siano in tanti… la violenza di Erode ha costretto la famiglia di Gesù nella notte a fuggire in Egitto, quanti gesti di violenza, quanti Erode e quanti complici ci sono voluti per produrre i milioni di profughi che vediamo oggi… Da soli non ce la facciamo a riparare a questi danni Dio ci viene incontro con il suo aiuto, è anche una questione di numero: quante più persone accoglieranno la misericordia di Dio nel loro cuore, tanta più pace ci sarà nelle famiglie e nella società, bisogna essere in tanti.

INTANTO POSSIAMO COMINCIARE FACENDO LA NOSTRA PARTE USCENDO NOI PER PRIMI DAL CARCERE DEL RISENTIMENTO
A Genova abbiamo ascoltato la testimonianza di una signora, Francesca che dopo cinquant’anni ha perdonato suo padre che l’aveva abbandonata a 5 anni lei, le sorelle, tutta la famiglia, alcuni mesi fa ha pregato assieme al suo gruppo di preghiera per le persone di Genova che non riescono a perdonare, poi alla Messa alla Madonna della Guardia ha fatto questa esperienza, di sentirsi perdonata da Dio e dopo senza fatica ha perdonato suo padre, finalmente respira in quel cuore si torna a respirare rientra la luce: che leggerezza, che bello? Quello che il padre ha fatto tanti anni fa rimane ma lei adesso è libera da quel fatto e può vivere liberamente la sua vita.

PERDONO DIFFICILE? IL PANE QUOTIDIANO 
A noi il perdono sembra difficile perché pensiamo sempre a quell’episodio di 10 anni fa che è diventato un muro che non si sposta vogliamo fare tutto in una volta… non è così che funziona il cammino spirituale, Dio ci invita a chiedere il Pane quotidiano, a perdonare l’offesa di oggi quella persona che ti ha portato via il parcheggio, quella parola sbagliata detta da un famigliare, questo è pronto nella mano di Dio per te lo Spirito Santo necessario per perdonare i torti di oggi che se oggi sai superare i torti di oggi e domani quelli di domani fra un mese non c’è più nulla

TAGLIANDO DI ASSICURAZIONE SULLA VITA ETERNA
Vi ho preparato un bigliettino perché anche noi oggi possiamo compiere un gesto di perdono ho messo un riferimento all’anno santo: Padre tu ci perdoni e ci offri questo anno della Divina Misericordia perché ci vuoi vicino a Te in Paradiso poi ecco: la frase che ci riguarda: Padre anch’io desidero perdonare e uscire dal carcere del risentimento, perciò ti prego di perdonale quella persona _____________________________ e di donarle il paradiso poi è la frase di una santa, di n bimba che addirittura ha saputo perdonare il suo assassino: Santa Maria Goretti che ha perdonato Alessandro Serenelli e ha chiesto per lui il Paradiso.
Pane quotidiano
Ecco non scrivere un nome che al momento rappresenta un muro insormontabile, un nome impossibile, scrivi il nome di una persona che riesci a chiedere a Dio di perdonarla e oggi riesci a chiedere per lei il Paradiso, vedete quella signora di Genova ha pregato per le persone di Genova che non riescono a perdonare (non riusciva in quel momento a pregare per suo padre), dunque ha pregato per le persone di Genova che non riescono a perdonare, ma da quella semplice preghiera, da quel primo passo, Dio le è andato incontro e l’ha aiutata a fare tutto il percorso lei si è sentita personalmente perdonata poi lei ha perdonato suo padre e ora è fuori da quel carcere, è libera.
Quindi scrivi un nome che oggi ti è possibile non quello impossibile e poi porta all’altare la tua preghiera questo è il tuo passo incontro a Dio e Dio ti aiuterà, lui ti verrà incontro a te.

Clicca sul link

http://www.milleavemaria.it/home/en/2-cenacoli/cenacoli-di-preghiera/223-assegno-del-perdono

La Madonna si può “vedere” anche nella preghiera fatta con il cuore – Da leggere…

Come sapete la Madonna è apparsa qui, la prima volta, il 24 giugno 1981. La Madonna è apparsa con Gesù Bambino in braccio.

Quel giorno, 24 giugno, era la festa di S.Giovanni Battista: è una data molto significativa, perché voi sapete che S.Giovanni Battista è il precursore, colui che ha preparato la strada a Gesù. Così la Madonna viene qui a preparare i nostri cuori alla venuta di Gesù.
La Madonna non appare per spaventarci o per costringerci a fare qualcosa, ma appare con Gesù Bambino in braccio. Questo primo giorno è molto significativo perché la Madonna, come Madre di Dio, ci porta Gesù e ci guida a Gesù. In un messaggio, ha detto:
“Cari figli, se dovete scegliere tra la mia Apparizione e la S.Messa, andate alla Messa. Al centro, qui a Medjugorje, sono la S.Messa e la confessione: è sempre Gesù. Non sono le Apparizioni al centro, non dobbiamo correre dietro alle Apparizioni, ma dobbiamo correre dietro a tutto quello che la Madonna ci dice. Molti pellegrini, se non hanno visto tutti i veggenti, dicono che il pellegrinaggio è stato un fallimento. Questo non è vero. La Madonna non dice mai: “Dovete venire a Medjugorje per vedere me, o per vedere i veggenti, o per vedere i frati che sono santi, o sono intelligenti, o non so cosa…”.
La Madonna non dice mai questo. La Madonna dice quello che è importante per noi, per il nostro bene, per la nostra salvezza. La Madonna dice sempre: “Il messaggio più importante che ho dato qui è l’invito alla conversione”.
E’ un messaggio evangelico. I messaggi che la Madonna ci dà qui a Medjugorje non sono una novità, non aggiungono niente al Vangelo.
La Madonna viene qui per risvegliarci, come ha fatto Gesù nel Getsemani, quando ha svegliato gli apostoli che si erano addormentati. Gesù più volte aveva preannunziato ai suoi apostoli la sua passione, la sua morte, ma loro non l’avevano preso sul serio, si erano addormentati.
Così anche noi possiamo non prendere sul serio non solo la Madonna ma anche il Vangelo, perché la Madonna viene qui proprio a dirci di prendere sul serio il Vangelo. 

Il Vangelo di Oggi 11/11/2018 e Commento al Vangelo

VANGELO
Mc 12,38-44

Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

(Commento al Vangelo Don Luigi Maria Epicoco)

Audio

Ora vorrei dirvi di come uno psichiatra vive Medjugorje.

L’ESPERIENZA DI UNO PSICHIATRA A MEDJUGORJE

A Ognissanti del 2013 il noto psichiatra e psicoterapeuta austriaco, docente universitario, DDr. Raphael Bonelli è andato in pellegrinaggio a Medjugorje. Subito dopo il ritorno ha raccontato le sue impressioni nella trasmissione “Aiuto alla Vita” di Radio Maria austriaca.
Dopo aver consultato Raphael Bonelli, la Comunità Oasi della Pace ha rilasciato una trascrizione della intervista.

Quello che proprio mi ha commosso: per Ognissanti ero per la prima volta nella mia vita a Medjugorje. E ora vorrei dirvi di come uno psichiatra vive Medjugorje. 
Questo soprattutto perché su alcuni dettagli abbiamo un occhio allenato e possiamo quindi cercare correlazioni abbastanza interessanti. Gli psichiatri non sempre hanno giocato un ruolo positivo nella valutazione dei fenomeni religiosi. Ricordo in particolare Bernadette di Lourdes, che ha visto la Madonna e gli “scienziati” – scienziati tra virgolette – hanno cercato di dissuaderla o di metterle in discussione le apparizioni. Ma qui non voglio anticipare: come tutti sappiamo, la Chiesa non si è ancora definitivamente espressa e neanche lo può fino a che i fenomeni sono in corso. Ma quello che ho osservato è la profonda pietà delle persone che vivono da cattolici una fede molto semplice e autentica. E come sta scritto: “Dai loro frutti li riconoscerete”.
Ciò che mi ha specialmente commosso però sono due eventi, entrambi i quali hanno avuto luogo il giorno dei morti. Il primo, quando io e la mia fidanzata abbiamo assistito all’apparizione della veggente Mirjana: grazie a Dio, eravamo molto vicini, a tre o quattro metri di distanza, e potevamo vederla di lato. Il secondo, quando siamo stati invitati a visitare il centro della Comunità Cenacolo, che esiste anche in Austria. 

Questa apparizione vorrei condividerla con voi, dal mio punto di vista di psichiatra, non come un prete. Il fenomeno della veggente Mirjana è stato molto interessante perché a questa apparizione, che avviene una volta al mese, sempre il due del mese, vengono sicuramente decine di migliaia di persone, che si radunano attorno, sopra e ai piedi della collina delle apparizioni. 

Certamente il novantacinque per cento di loro non poteva vedere il suo volto, cioè non hanno visto niente. Solo pochissimi hanno il privilegio di vedere il volto della veggente. Tutti gli altri sono lì perché credono. Solo perché credono. E perché appunto credono che Mirjana realmente veda qualcosa. Mi sono sforzato, come scienziato, di rimanere scettico. 
C’è stata una lunga preparazione di preghiera, tanti canti, il Rosario recitato in una varietà di lingue. Era tutto molto bello e coerente e non c’era né isteria, né agitazione, né suggestioni da estasi di massa o effetti di massa; c’era una grande calma e gioia. Poi è arrivata la veggente Mirjana. La mia impressione era che fosse tesa e nervosa, non abbastanza in equilibrio, non si sentisse a suo agio al cento per cento. Ha sì accolto la gente ma, ho avuto l’impressione, piuttosto con un certo nervosismo. E poi si è inginocchiata e ha recitato anche lei il rosario. Anche perché era quasi come se fosse inseguita, schiacciata dall’atmosfera che c’era lì, sapendo che tutti gli occhi erano su di lei. 
Sebbene fossi già stato testimone di un’apparizione una prima volta a Vienna nel Duomo di S. Stefano, devo onestamente dire che ero scettico. Poi è venuto il momento in cui lei vedeva. 
Il suo volto era completamente cambiato, in tutto e per tutto felice. Era il momento che aveva desiderato da tanto. E’ stato molto impressionante vedere come una persona può cambiare in un secondo. Si era completamente sciolta in gioia. Qualsiasi nervosismo era sparito. Come avesse atteso da un mese questo incontro. Ho capito subito – soggettivamente, naturalmente, ancora una volta senza precedere il giudizio della Chiesa – che era autentica! Circa otto-dieci minuti è durato questo fenomeno. Ero così commosso che non ho potuto fare foto o filmare o guardare gli altri.
Sono rimasto molto colpito, fissato sul volto della veggente, che ovviamente ha visto qualcosa o qualcuno. Era in un dialogo intenso, sorrideva, parlava. Non si sentiva quello che diceva. Poi il fenomeno è scomparso, Mirjana è ritornata ed era una persona diversa rispetto a prima. Il nervosismo era scomparso, era in qualche modo rilassata, si è seduta ed ha trasmesso il messaggio a due aiutanti, che poi è stato anche letto. Era un fenomeno impressionante e mi ha fatto molto ricordare S. Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes, con la quale condivide l’esperienza che non è compito facile essere una veggente. Questa è una grazia “gratis data”, un favore immeritato, qualcosa che non si può produrre da soli. 
In seguito ho conosciuto una donna del posto di circa 50 anni che mi ha detto di aver fatto parte all’epoca del gruppo di preghiera di Medjugorje. Poi sono avvenute le apparizioni a questi sei ragazzi. Ma tutti questi sei non erano particolarmente devoti. Lei, nel gruppo di preghiera era particolarmente devota, ma lei non ha avuto queste apparizioni, ma solo questi ragazzi molto mondani.
Grazia “gratis data”.
Allo stesso tempo la vita ha fortemente influenzato i sei veggenti. E’ stato un compito non facile a causa della reazione del loro ambiente. 
Mirjana veniva fotografata da vicino, doveva tenere rosari o richieste di preghiera scritti su foglietti di carta. C’era trambusto, di norma molto scomodo, se uno non è tanto narcisista. Evidentemente non le è andato alla testa. L’umiltà e la pazienza con cui ha poi dovuto sopportare questo trambusto, è stato per me un altro segno di credibilità assoluta. Non c’era nessuno che desse spettacolo per poi gustarne i frutti, bensì qualcuno a cui era stato imposto come un peso. Questo non è facile. Sappiamo di Bernadette, come è trascorsa la sua vita. 
Alcuni di essi hanno apparizioni tutti i giorni, Mirjana una volta al mese, alcuni una volta l’anno, allora cambia la vita, allora la propria vita diventa una sorta di testimonianza e porta a conseguenze. 
La reazione dell’ambiente è prevalentemente di rifiuto, di sentimenti anti-religiosi, odio per interiore invidia, vale a dire un atteggiamento che dice: “Non può esistere, ciò che non deve esistere”. 
I veggenti soffrono molto degli atteggiamenti aggressivi nei loro confronti. E questo lo sperimenta in forma diversa ogni credente. Le ostilità sono anche un segno di credibilità. In fondo è andata così anche per Gesù Cristo.

Un Vescovo coraggioso:“Riconosciamo Medjugorje!

Un Vescovo coraggioso:“Riconosciamo Medjugorje! Molti Vescovi sono venuti qui non c’è alcun pericolo”

Mons.Kennedy è un Vescovo australiano venuto per la terza volta a Medjugorje con le proprie insegne: per questo non è rimasto inosservato. Cogliendo brevi pause della sua presenza, ci è stato dato di conversare con quest’uomo dallo sguardo mite e gli abbiamo chiesto quando ha sentito parlare di Medjugorje e quando è venuto qui la prima volta. 

R. Di Medjugorje ho sentito parlare solo nell’85, ma mi tenni sempre informato delle apparizioni, pur non sognando mai di poter andare oltre Lourdes. Ora sono felice di essere qui, perché Medjugorje è un’esperienza particolare. Ho maturato la mia decisione di venire nel ’90, ma ho posto il piede su questa terra nel’93 e successivamente nel’94, ed eccomi qui nel’95, e spero pure nel’96.

D. Che cosa prova in questo luogo? 
R. Ho la sensazione di qualcosa di grandioso e di molto serio. Ogni volta che vengo, esperimento qualcosa di più e di meglio. Ho l’assoluta certezza che la Madonna è presente qui, come lo fu a Lourdes. La pace che si prova qui è difficile trovarla altrove sulla terra. Si deve venire e allora lo si potrà dire.

D. Secondo lei, può influire Medjugorje sulla pace nel mondo? 
R. Dipende dalla gente che avrà il privilegio di venire qui. Vivere il messaggio della pace là dove esso ha origine, è un momento forte; e diventa più facilmente vita vissuta quando si torna a casa. E’ un po’ più difficile per chi si limita a leggere il messaggio o vedere fotografie. Bisogna che attraverso il nostro esempio vedano quanta presa ha fatto su di noi il messaggio della pace. E a questo punto, quando si vedrà in noi il cambiamento verificatosi, non ci sarà più bisogno nemmeno di parlare.

D. Lei crede alle apparizioni di Medjugorje? 

R. Non ho alcun dubbio. Se non credessi, non avrei esposto così la mia posizione. Anche se la Chiesa non ha ancora riconosciuto ufficialmente queste apparizioni, per me sono uguali a quelle di Lourdes e di Fatima.

DLei è uno dei rari Vescovi che qui incontriamo… 

R. Sono molti i vescovi che sono venuti e che vengono qui, senza che voi sappiate che sono vescovi. Vengono vestiti come normali sacerdoti, o anche in abito borghese. A quanto pare, io sono l’unico che ha avuto il coraggio di venire con le proprie insegne da vescovo, e così vestito camminare per Medjugorje, anche se sembra strano che un vescovo porti questi segni in un luogo diverso dal suo. Semplicemente ho sentito che dovevo fare così. Con questo voglio manifestare apertamente il mio parere, cioè che la Chiesa deve riconoscere quanto prima Medjugorje.

D. Che cosa dirà alla sua gente, una volta tornato in Australia? 

R. Anzitutto dirò che non c’è alcun motivo di aver paura a raggiungere Medjugorje. Hanno paura della guerra, dei bombardamenti? Qui non avviene nulla di tutto questo e non avverrà. Nel mondo sono state diffuse tante menzogne. In tutto questo territorio non c’è situazione di pericolo. Devono saperlo soprattutto i cattolici, i quali devono venire qui. Vede? Qui a Medjugorje si respira una pace soprannaturale e si crea una tale corrente di amicizia che non si riesce a spiegare. Vorrei che tra la nostra gente in Australia ci fosse l’aria di famiglia che si respira in questo piccolo luogo “tra i monti”, secondo il significato del nome…

D. Direbbe una parola ai nostri lettori? 

R. Domanderei loro di restare fedeli e di sentirsi responsabili di ciò che avviene qui. Tengano presente da chi viene questa guerra, perché sono molti a non crederlo… Occorre pregare per i giovani che vanno alla guerra. Verità e giustizia vinceranno perché il tempo sta dalla vostra parte. Dio porterà pace e benessere a tutta la vostra terra…

Medjugorje: Chi ama Lui potrà e avrà anche la forza di rinunciare alle cose.


 Padre Slavko


Meditate la passione e la morte di Gesù – Tratto dalla ml informazioni da Medjugorje 

La Madonna ci invita alla rinuncia in questo tempo di grazia.

Io so la parola rinuncia in lingua italiana, ma come probabilmente in tutte le altre lingue per prima ha un senso negativo. 

Rinunciare: ma nel profondo di questo processo, di questo fatto di rinunciare alle cose, alle abitudini del peccato, significa il cammino della libertà o verso la libertà. Rinunciare significa avere coraggio, lasciare le cose che in questo momento ci impediscono di incontrare Maria, di incontrare Gesù. 

E questo “Tempo di grazia” è tempo della Quaresima in cui vogliamo, rinunciandoci, avvicinarci a Gesù che soffre con Maria che ha sofferto con Lui. 

“Meditate e vivete tramite i vostri piccoli sacrifici la passione e la morte di Gesù per ognuno di voi”. 

“Meditare” è una parola che viene dal latino e significa “cercare il centro”; evitare la superficialità ed entrare nel profondo dell’incontro con gli altri, in questo caso Gesù. 

Meditare significa allora veramente di nuovo rinunciare a molte cose attorno a noi e vedere il centro ed entrare nel centro. Significa di nuovo la lotta contro la superficialità. Rinunciare alle cose materiali, forse più alla televisione o a qualsiasi altra abitudine, significa direi un processo esteriore della meditazione. Noi siamo dispersi, siamo oggi proprio in pericolo, siamo distratti, ma la meditazione ci aiuterà ad entrare nel cuore delle cose. 

I nostri sacrifici ci aiuteranno ad entrare nella passione e morte di Gesù, perché la morte di Gesù è la Sua passione per ognuno di noi. Ma dobbiamo anche dire che Gesù non ci ha salvato solo con la croce, la Sua sofferenza è passione, il Suo amore ci ha salvato. Perché amore che era pronto anche a morire per noi e morendo per noi con l’amore ci ha salvati. 

Ecco, sicuramente meditando e vivendo la passione di Gesù tramite i nostri sacrifici, il nostro cuore entrerà in questo processo, in questo fatto della passione e morte di Gesù che muore per amore. Capire che Gesù ha dato la Sua vita per noi in croce perché ci ha amati deve o dovrebbe almeno darci una spinta forte ad andare con Lui. 

Allora avvicinandoci a Gesù che soffre per noi, vivendo un po’ i nostri piccoli sacrifici noi capiremo il suo amore che Lui ha per ognuno di noi. 

Uno scrittore ha detto: “Si può credere solo all’Amore crocifisso; l’amore che non è pronto a soffrire per la persona amata non è amore, forse è qualche interesse o ricerca dei piaceri, ma non l’amore”. 

Ecco allora questo grande dovere direi per questo tempo di grazia, avvicinarci tramite i nostri sacrifici e le rinunce a Gesù che soffre e capire il Suo amore. 

E così scoprendo il Suo amore il nostro cuore sarà guarito e sarà pronto anche ad amare. 

Il digiuno e la preghiera sono i mezzi per noi coi quali si può aprire il nostro cuore al Signore e in cui il nostro cuore può crescere nell’amore, nella fede, nella pace e questo è il criterio per la nostra preghiera, per il nostro digiuno, ma anche dico per la nostra Quaresima. Se non siamo più aperti al dono della fede, a credere, ad abbandonarsi al Signore, bisogna chiedersi dove vanno le nostre preghiere, dove vanno i nostri digiuni. Prima devono servire, dico in modo un po’ tecnico, alla apertura del nostro cuore, essere aperto e ricevere questo amore e viverlo per la Chiesa. Chiesa siamo noi tutti; Chiesa è la nostra vita, diciamo la nostra casa; Chiesa è la nostra famiglia e chi ama Lui potrà e avrà anche la forza di rinunciare alle cose. Avrà la forza di combattere le abitudini del peccato e così naturalmente crescendo nella fede, nell’amore per la Chiesa cresceremo anche nell’amore presso la gente che è attorno a noi. 

P. Slavko Barbaric

Papa Francesco: “Puoi dire che ho a cuore Medjugorje, e che non mi sono reso conto che quella affermazione, ….”

1 novembre 2018

Chiara Amirante,  della comunità di  Nuovi Orizzonti, si trova a Medjugorje in questi giorni,  con don Davide e Nek,  e ieri nel giorno di tutti i Santi , davanti a tante persone   ha detto:

-“Sono rimasta con un grande dolore per quanto aveva detto sulla Madonna il Papa:
“Questa Madonna non è la Madre di Gesù”.

Io non so per quale grazia sono stata nominata da Giovanni Paolo II consultrice dell’Ufficio per la Pastorale Migranti; poi per la Nuova Evangelizzazione da papa Benedetto;
poi ora al Sinodo. Questo mi ha dato l’occasione di parlare con papa Francesco. Veramente dopo la sua prima affermazione ho avuto modo di parlare con lui per un’ora anche di Medjugorje.  
Mi ha detto ( le altre volte c’era il segreto d’ufficio):“Questa volta, Chiara, lo puoi dire”.
E quindi ho la benedizione del Papa per potervelo dire. Io sono andata a parlare col Papa, perché ho capito che le voci che giravano in Vaticano su Medjugorje erano sballate. Così sono arrivate a lui voci che ci sarebbero state 76.000 messaggi, una notizia che gira, non so da quando e che ha fatto pensare a Papa Francesco che era vero che la Madonna tutti i giorni dasse appuntamenti diversi, a veggenti diversi a dire  cose diverse. “No – gli dico – Padre, non è proprio così nel senso che in realtà i messaggi sono 682 ad oggi”. C’è quello del 25 e poi quello del giorno 2.
Quindi capisco che se ti fanno sapere che la Madonna ogni minuto dà un messaggio qui e poi un messaggio lì, questo può dare un po’ di perplessità.
E allora lui mi ha detto queste cose positive [su Medjugorje]. È già un anno che ci sentiamo a proposito degli equivoci che ci sono su Medjugorje. 
Quindi io sapevo già tutto quello lui aveva fatto. Però lui mi ha detto: “Chiara, guarda che sono io che ho salvato Medjugorje, perché la Commissione della Congregazione della Dottrina della Fede, sulla base di tante notizie anche false, aveva già detto che Medjugorje è tutto falso.
Quindi sono io che poi ho salvato Medjugorje, sono io che ho a cuore Medjugorje, sono io che ho mandato Hoser perché credo – quello che ho anche affermato nella conferenza stampa – che i frutti sono tanti e sono inequivocabili.
Puoi dire che ho a cuore Medjugorje, e che non mi sono reso conto che quella affermazione, che io ho detto a mio titolo personale, ma che nasceva anche da una informazione sbagliata, era arrivata in maniera così forte. 

Quindi puoi dire che ho a cuore Medjugorje, molto a cuore. E che mi sto muovendo col mio delegato  Hoser , proprio per custodire tutto ciò che c’è di bello c’è a Medjugorje […]”.

 Purtroppo c’è tanta disinformazione, anche dalle   persone un po’ più  vicinie al Papa . Il Papa riconosce tutti i frutti che ci sono qui  e presto ci sarà una nuova dichiarazione sulla sua posizione.”

N.B.: La trascrizione è difficoltosa  per i motivi riguardo all’audio.
Il video si trova nella pagina Facebook di Bruno Temil e di Enzo Cusato (pellegrini che si trovano a Medjugorje e che hanno ripreso).
Spero che qualcuno riesca a trascrivere con più precisione tutto il discorso di Chiara Amirante;
(trascrizione di Franco Sofia)

1- 8 novembre indulgenza plenaria anime del purgatorio

Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta) dal  mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto a tutto il giorno successivo vistando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro.

Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni:

*confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.

*comunione eucaristica

*preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria

La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembreal fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti.

IL VALORE DELLE INDULGENZE – La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. E’ ciò che esprimiamo con il termine suffragio, parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze. In particolare su questa pratica, ultimamente un po’ trascurata, vogliamo soffermare il nostro pensiero.

Che cosa sono le indulgenze.

Leggiamo dal catechismo la definizione. L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.
Al di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle formulazioni ufficiali, cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza genera una colpa e comporta una pena.
Mentre la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell’amicizia con Dio, è rimessa dall’assoluzione sacramentale nella confessione, (attraverso la quale Dio cancella l’offesa ricevuta), la pena permane anche oltre l’assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per i reati commessi contro la legge degli uomini.
La pena di cui parliamo è una conseguenza che deriva dalla natura stessa del peccato, che oltre ad essere offesa a Dio è anche contaminazione e corruzione dell’uomo. I nostri peccati infatti rendono sempre più faticoso ricostruire l’amicizia con Dio e superare quella inevitabile inclinazione al male che permane anche dopo la remissione sacramentale, come conseguenza del peccato stesso. Semplificando, pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha smesso di sanguinare continua a darci dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda l’emorragia. Il nostri corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti. Il peccato è una ferita dell’anima e anche dopo il nostro pentimento e l’assoluzione sacramentale rimane come una debolezza, siamo più fragili, più soggetti a ricadere proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente rimarginata, si riapra proprio nello stesso punto. Le indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stessi (esempio il perdono d’Assisi o le indulgenze dell’Anno Santo) sono come un medicamento cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora cosa avviene quando l’amicizia tra due viene infranta. Essa si ricostruirà ma con fatica; anche dopo che l’offesa è stata perdonata, rimane come una difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si rimuovono completamente le cause e i ricordi del litigio. Ora noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla sua piena comunione, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo cammino di conversione e di purificazione. La pena temporale non è quindi da concepire come una vendetta di Dio ma come il tempo necessario a noi per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Questa pena temporale esige d’essere compiuta in questa vita come riparazione, o in Purgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il cristiano dovrà quindi vedere come mezzi di purificazione, che facilitano il cammino verso la santità: le varie prove e la sofferenza stessa, l’impegno nelle opere di carità, la preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l’acquisto delle indulgenze. Ma poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere a quella perfezione che ci permetterebbe di essere, immediatamente dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia Divina prevede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di giungere alla piena comunione con Dio. Leggiamo ancora nel Catechismo: “Coloro che muoiono nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio”

La comunione dei Santi.

E’ a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la comprensione delle indulgenze che applichiamo ai nostri defunti. In questo cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo: “Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere.”
In questo contesto possiamo affermare l’importanza delle preghiere di suffragioe le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro purificazione. Consideriamo quindi un’opera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. E ancora più meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più abbandonate e più bisognose delle sua Misericordia, quella devozione alle Anime Sante del Purgatorioche purtroppo sopravvive solo nelle persone più anziane. Non è da ritenersi cosa superata l’applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che “ci accolgano un giorno nelle dimore eterne”.

La preghiera per i defunti

Rispetto per i morti – Presso tutte le religioni, fin dai tempi più remoti, è diffuso il rispetto, il culto per i defunti. Mausolei sono stati costruiti in loro ricordo; le imbalsamazioni in uso presso certi popoli, le offerte, i riti sacrificali, dimostrano quanto sia sentito il dovere di onorare coloro che ci hanno lasciato per una vita oltre la morte. Per molti è un preciso dovere di gratitudine per il bene ricevuto, a partire dal dono della vita, ai valori intellettuali, morali, materiali con cui i nostri cari ci hanno beneficato durante la vita. Purtroppo sovente questo nobile sentimento viene espresso in maniera errata, con ostentazione di potere e ricchezza che non servono assolutamente al defunto, tanto meno a purificarlo dai peccati commessi durante la vita. Una tomba di marmo pregiato, una cassa di legno prezioso, un funerale sfarzoso… sono il più delle volte spreco inutile di denaro che avrebbe potuto essere devoluto a opere di grande valore sociale e caritativo, di cui il defunto avrebbe goduto un grande beneficio.

Solidarietà con i defunti

La morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le “tre” Chiese: peregrinante, purificante, trionfante, rimangono strettamente unite come vasi comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. E’ una verità di fede che proclamiamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: “credo nella comunione dei santi”.

Con queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possiamo con fiducia invocare e ottenere l’aiuto dei beati in cielo, questi sicuramente intercedono per noi, (particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo amato). Le anime del Purgatorio invece si trovano in una condizione per la quale non possono più meritare per sé stessi; mentre noi abbiamo possibilità di aiutarli, di lenire le loro sofferenze, abbreviando la loro purificazione.
Da sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la morte, con particolari riti e preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio è stato presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo all’ultimo avvenimento della storia, quando Cristo tornerà glorioso per ridare vita ai corpi e renderli partecipi della sua gloria.
Il più grande desiderio dell’uomo è vincere la morte, che trova la risposta certa in Gesù morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Gesù ha promesso: “Vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io” (Gv 14,2-4). Per questo la liturgia esequiale è una celebrazione pasquale: un momento in cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo regno di amore.
Una delle preghiere recita: “Dio, Padre misericordioso, tu ci doni la certezza che nei fedeli defunti si compie il mistero del tuo Figlio, morto e risorto: per questa fede che noi professiamo, concedi al nostro fratello che si è addormentato in Cristo, di risvegliarsi con noi nella gioia della risurrezione”.

Come aiutare i nostri defunti

La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna. L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l’atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati.
Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l’aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l’Eterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

Le Indulgenze

La Chiesa ci propone per suffragare le anime del Purgatorio anche la pratica delle “indulgenze”. Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati. Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro “spirituale”, costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli “condoni” alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.
L’indulgenza più nota è legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa.
Si può lucrare l’indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre.
Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti. Visitando una Chiesa, (si reciti almeno un Padre nostro e il Credo).
A questa si aggiungono le tre solite condizioni Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria).

Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre. Nei giorni dall’1 all’8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

A cura della Redazione Papaboys

 

 

 

 

 

 

 

La Madonna ci chiede di seguire l’esempio dei Santi

La veggente Marija Pavlovic Lunetti a Radio Maria:
“Cari figli! La mia preghiera anche oggi è per tutti voi, soprattutto per tutti coloro che sono diventati duri di cuore alla mia chiamata. Vivete in giorni di grazia e non siete coscienti dei doni che Dio vi da attraverso la mia presenza. Figlioli, decidetevi anche oggi per la santità e prendete l’esempio dei santi di questi tempi e vedrete che la santità è realtà per tutti voi. Figlioli, gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili perché siete la gioia di Dio in questo mondo. Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
P. Livio: Cosa ti ha colpito di più di questo messaggio?

Marija: Mi sembra questo invito della Madonna a vivere la santità in questi tempi; e ci chiede di seguire l’esempio dei santi che noi abbiamo conosciuto, come San Giovanni Paolo II, Madre Teresa che era una in mezzo a noi. Poi abbiamo conosciuto tanti santi che non sono ancora arrivati sull’altare, ma per i quali speriamo e che noi preghiamo. Tra questi anche la mia guida spirituale, Padre Slavko, per il quale la Madonna ha detto il giorno dopo la sua morte: “Vostro fratello Slavko è nato in Cielo”. Teologicamente non so spiegare, ma per me una persona così è irripetibile e insostituibile, come dice la Madonna. Il Signore ci mette a fianco nella nostra vita questi esempi, queste persone, perchè possiamo cercare di imitarli, mentre ringraziamo Dio per averli conosciuti.

P. Livio: Nella nostra vita non incontriamo solo i cattivi, ma anche i santi, che magari sono persone molto semplici. Forse la Madonna aveva uno sguardo su quella coppia di sposi che la Chiesa ha canonizzato: i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Marija: Oggi ero alla Messa qui al Carmelo di Monza, dove ci sono ancora le reliquie degli sposi Martin. Lei pensava di diventare suora e lui sacerdote; invece il Signore li ha portati al matrimonio e hanno avuto nove figli, di cui quattro sono morti in tenera età e le altre cinque sono diventate suore. Una è diventata santa Teresina, le altre, un po’ meno conosciute, ma ugualmente sante agli occhi di Dio. La Madonna dice: “Gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili…”, come a dire che noi siamo unici per Dio, che siamo la cosa più bella che ha creato.

P. Livio: Allora anche tu come mamma speri di diventare santa?

Marija: Speriamo. Io spero nel martirio perché è più semplice… Tante volte pensiamo che diventare santi bisogna essere tristi, invece la Madonna anche con questo messaggio ci da’ tanta gioia.

P. Livio: La Madonna ci dice: “Gioite perché voi siete la gioia di Dio”, come i figli che sono la gioia dei genitori.

Marija: Poi dice: “Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore”, cioè vivete nella pace, vivete nell’amore.

P. Livio: Ho notato che quasi sempre quando la Madonna da’ il messaggio il 25 ottobre, in un modo o nell’altro, fa riferimento alla festa liturgica di tutti i Santi. Forse è una festa che a Lei piace molto. Io credo che questo 25 ottobre Lei ha esortato alla santità pensando a questa festa e al fatto che tutti dobbiamo diventare santi…

Ti ricordi? Quando sono venuto per la prima volta a Medjugorje nel 1985, la Madonna aveva cominciato ad invitare alla santità. Prima ha cercato di risvegliare la fede, poi ha cominciato ad esortare alla santità proprio voi del villaggio.

Marija: E’ vero. La Madonna ha per noi un progetto molto chiaro. Ci dice che siamo duri di cuore. Lei vuole che il nostro cuore tenda al Paradiso. Quei cinque o dieci minuti di Paradiso che io vivo quando la Madonna appare, Lei vorrebbe che li vivessero ognuno di noi. Come? Vivendo l’amore, la preghiera e la pace. Tante volte noi complichiamo le cose, ma in realtà Dio vuole da noi che siamo semplici, trasparenti, forti e saldi nella fede. Quando hai la fede, la trasmetti. Dio è amore e quando abbiamo Dio nel nostro cuore, non abbiamo paura di parlare di Lui perché Lo amiamo sopra ogni cosa.

P. Livio: In qualche modo la Madonna ci insegna la piccola via alla santità come diceva S. Teresa di Gesù Bambino, cioè testimoniare la pace, la preghiera e l’amore; è la via semplice alla santità che tutti possono percorrere.

Marija: Sì, tante volte sembra che dobbiamo fare chissà che cosa e invece noi abbiamo scoperto con la Madonna che noi non salviamo il mondo, è Dio che lo salva. Ma noi dobbiamo mettere la nostra piccola parte, con i doni che Dio ci ha dato e che non possiamo nasconderli sotto terra, ma usarli e sfruttarli con un bel sorriso. Il sorriso non costa niente e quando una persona ci sorride, è una cosa importante, perché è il riflesso dell’anima.

P. Livio: C’è anche un po’ di dispiacere da parte della Madonna vedendo che dopo 34 anni che è qui in mezzo a noi, ci siamo un po’ abituati e, anche noi che abbiamo risposto alla chiamata, siamo un po’ caduti nell’abitudine e non apprezziamo questi grandi doni che Dio ci da’ con questa lunga presenza di Maria.

Marija: Per dire la verità a questa abitudine non mi sono ancora “abituata”… Io sento sempre più il desiderio del Paradiso… Oggi che sono una donna adulta, posso testimoniare con tutto il mio cuore che il Signore lavora dentro di noi, ci sta plasmando. E quando noi diciamo il nostro “sì”, anche se stanco e a volte distratto, è tuttavia sempre un “sì” che il Signore usa anche attraverso la Madonna… Io credo a ciò profondamente nel mio cuore perchè vedo quante opere buone il Signore ha fatto attraverso un “sì”: il “sì” tuo, il “sì” mio, il “sì” di altri, nelle piccole e grandi cose. Noi ogni giorno possiamo solo dire grazie.

P. Livio: E’ stato proprio così per Radio Maria… Se noi siamo fedeli, la Madonna fa crescere le cose in un modo miracoloso; come questa radio con la quale la Madonna porta la preghiera in tutto il mondo…

Giovedì avremo la grazia di essere ricevuti dal Papa. Se tu potessi parlare col Papa cosa gli diresti?

MarijaGli vorrei solo dire che lo amiamo e che preghiamo per lui; e di tenere duro, perchè abbiamo il Paradiso che ci aspetta.