Il Sorriso di Maria

Papa Francesco: Appello ai giovani a Medjugorje.

3 agosto 2020.  M.Michela Nicolais

Papa Francesco: appello ai giovani a Medjugorje, “scoprire un altro modo di vivere”, no alla “cultura del provvisorio”

Papa Francesco ha inviato a sorpresa, per la prima volta, un messaggio ai giovani che partecipano alla trentesima edizione del Festival di Medjugorje. La chiesa della piccola località dei Balcani, nota per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981, non ha finora un titolo di santuario mariano

(Foto: Vatican Media)

La prima giornata del Festival dei giovani, che da 30 anni si svolge a Medjugorje, si è aperto con una sorpresa: per la prima volta, Papa Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti, esortati a “scoprire un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio”. Medjugorje, la piccola località dei Balcani conosciuta in tutto il mondo per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981 e – secondo alcuni dei sei presunti veggenti coinvolti – ancora in atto, è frequentata ogni anno da tre milioni di persone, ma la sua chiesa non ha finora un titolo di santuario mariano. C’è solo la parrocchia di Medjugorje che non è né santuario nazionale, né diocesano. Il messaggio di Francesco ai giovani arriva dopo il “via libera” ai pellegrinaggi da lui sancito il 13 maggio 2019 e la nomina nell’anno precedente di mons. Henryk Hoser a visitatore apostolico a carattere speciale della parrocchia di Medjugorje, dopo esserne stato inviato speciale dall’11 febbraio 2017. Spetterà al Santo Padre, inoltre, pronunciare una parola definitiva sul lavoro della Commissione Ruini, da lui definito a più riprese “molto buono”.

(Santa Messa parrocchia San Giacomo)

La parrocchia. La missione del visitatore apostolico, affidata a mons. Hoser, ha “la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione”. Mons. Hoser vive oggi nella casa parrocchiale accanto alla chiesa di San Giacomo, affidata ai frati minori francescani, che deve la sua fama alle presunte apparizioni mariane.

“La gente dice di avvertire la presenza della Madonna”, ha detto il presule polacco commentando l’autorizzazione papale: “Ma l’aver consentito i pellegrinaggi non va interpretato come un’autenticazione dei noti avvenimenti legati al nome di Medjugorje”.

(Apparizione ad Ivan)

Le apparizioni e i veggenti. Le presunte apparizioni della Vergine a Medjugorje (diocesi di Mostar in Bosnia ed Erzegovina) iniziarono nel 1981 e durano fino ad oggi, anche in  siti diversi, poiché sono legate al gruppo dei veggenti e non ad un luogo preciso e definito. Nel 1991 l’episcopato dell’ex Jugoslavia dichiarò di non poter confermare il carattere soprannaturale delle visioni. A gennaio del 2014 terminarono i lavori della Commissione internazionale presieduta dal card. Camillo Ruini che ha stilato il rapporto su Medjugorje in base al quale la Congregazione per la Dottrina della Fede prenderà le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola sarà dunque quella di Papa Francesco, che ha avocato a sé ogni decisione sulla complessa e delicata vicenda. Parlando con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima (15 maggio 2017), è stato lui stesso a rivelare che la Commissione Ruini ha sezionato il “caso” in due segmenti: una prima parte riguarda le sette apparizioni iniziali, il cui nucleo è sembrato credibile. L’altra parte, vale a dire il seguito delle apparizioni che ancora continuerebbero, ha lasciato invece perplessa la Commissione. Lo spartiacque, allora, è tra le prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, che sarebbero soprannaturali, e tutto ciò che è successo dopo quel 3 luglio 1981 e che non è possibile certificare come soprannaturale. Va ricordato, infatti, che dalle prime “apparizioni” la Madonna di Medjugorje avrebbe consegnato o trasmesso ai veggenti bosniaci almeno 70mila messaggi.

Preoccupazione pastorale. “Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del magistero pubblico ordinario della Chiesa”, ha precisato in quell’occasione Francesco, ricordando che la Commissione su Medjugorje era stata istituita da Benedetto XVI nel 2010 e definendo il rapporto-Ruini “molto buono”. A questo punto Bergoglio ha fatto riferimento alla “Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio”, parole che hanno fatto il giro del mondo suscitando un ampio dibattito. “Io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora”.

Il “nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini”, ha precisato però il Papa, è “il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare”. 

La preoccupazione del Papa, in altre parole, è stata ed è di natura squisitamente pastorale, a prescindere dal verdetto sulla natura soprannaturale delle presunte apparizioni dei veggenti.

Chiesa del Santo Spirito (Atri-Te)

Cappella di Santa Rita

La chiesa di Santo Spirito è un luogo di culto che si trova ad Atri, ai margini del centro storico, nei pressi di Rocca di Capo d’Atri, un castello fatto costruire dagli Acquaviva e in parte distrutto durante una sommossa del popolo nel 1413.

La chiesa è nota anche come Santuario di Santa Rita, considerato il secondo centro di culto della santa dopo Cascia, città natale della santa. L’affluenza dei fedeli soprattutto nei giorni di festa 19-20-21-22 maggio è tanto dovuta ai miracoli che la santa operò ad Atri già dal XIX secolo fino ai giorni nostri.[1]

Storia

La chiesa fu edificata a partire dalla fine del XIII secolo, ad opera degli agostiniani scalzi, che la ebbero fino al Cinquecento, quando subentrarono i francescani per un breve periodo, per poi ritornare poco prima della fine del secolo agli agostiniani scalzi, che attuarono alcune trasformazioni. Gli agostiniani scalzi attuarono molte opere di modifica anche nel XVII secolo, fino a quando la chiesa con l’annesso convento passarono alle monache agostiniane, che introdussero anche il culto di santa Rita da Cascia.

Soprattutto a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, le suore modificarono completamente la chiesa, almeno fino ai primi del XIX secolo, dotandola di stucchi vetri, statue e altari. All’inizio del XIX secolo la chiesa e il convento furono abbandonati, ma gli atriani che riservavano un grande amore verso santa Rita, continuarono a curare la chiesa ed è grazie a loro che oggi la chiesa è possibile ammirarla e non ha fatto la fine di certe chiese durante il periodo napoleonico. Il convento, invece, fu trasformato in ospizio (ancora oggi lo è) per gli anziani e fu dedicato a san Liberatore. La chiesa oggi si presenta nella veste dei restauri e rifacimenti barocchi.

Descrizione

Esterno

La facciata, che fu continuamente modificata fino all’inizio dell’Ottocento, si presenta in stile barocco, con lo stemma della morte e la scritta “Suffragio”, forse in riferimento a qualche confraternita del Suffragio che vi doveva essere. Il campanile a vela è dotato di campane del XVIII-XIX secolo, che si differenzia da quelli atriani in mattoni. Il portale d’ingresso, datato 1586 ed in puro stile rinascimentale, era in realtà sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini, chiesa già in degrado prima dei depredamenti austriaci (1707) e napoleonici (inizi del XIX secolo): le uniche cose salvatesi della chiesa sono questo portale e il dipinto Madonna con Bimbo e santi (1490) della scuola di Antonio Solario, detto “lo Zingaro”.

Interno

Interno

L’interno è in stile barocco ad unica navata e dai soffitti decorati nella seconda metà del XVIII secolo pendono alcuni lampadari in vetro di Murano, opera di maestri muranesi.

Lato destro

  • Natività con Agostiniani, Cappuccini, Minori Osservanti, 1550-60. L’affresco, ritrovato in chiesa ed ora esposto in una parete del lato destro, presenta alcuni elementi di artisti locali, ma è molto più sicura un’attribuzione di scuola fiorentina.
  • Altare del Giudizio, XVI-XVII secolo. L’altare, in stile barocco opera di marmorati locali influenzati dalla cultura veneta, è così chiamato per un singolare quadro, della fine del Cinquecento, generalmente indicato come un “Giudizio Universale”; caratterizzato dalla presenza di un morto coperto da insetti.
  • Altare di Sant’Anna, fine XVIII secolo. L’altare, che termina con un finto timpano dipinto, contiene in una nicchia la statua ottocentesca di sant’Anna che tiene per mano Maria bambina, coperte da preziosi veste ricamate in oro e argento.

Lato sinistro

  • Cappella di Santa Rita da Cascia, XVIII-XIX secolo. Il cappellone fu realizzato tra il XVIII e il XIX secolo, abbellito da stucchi e soprattutto dalla preziosa statua della prima metà del XX secolo, con preziose vesti, di Santa Rita, issata il 22 maggio su un prezioso baldacchino e portata in processione nella città, a testimonianza della forte venerazione che gli atriani mostrano a santa Rita. Inoltre nel 1901 il vescovo di Penne e Atri, Giuseppe Maria Morticelli, riuscì ad ottenere anche un privilegio particolare dal Pontefice. Il 16 maggio dello stesso anno Leone XIII concesse alla chiesa di Santo Spirito, per la cappella di Santa Rita, l’indulgenza plenaria che è stata rinnovata in perpetuo da Giovanni Paolo II.

Inoltre la cappella è abbellita da quadri moderni e da alcuni vesti da sposa offerti dalle nuove spose come ex- voto.

  • Altare di san Francesco di Paola, 1770. L’altare è in stile barocco e contiene una tela con “La Madonna che adora il bimbo con san Francesco di Paola”, opera settecentesca di scuola napoletana.
  • Altare della Madonna Addolorata, fine XVIII secolo. L’altare tardobarocco, modificato forse nel XIX sec, fu abbellito da una statua in parte in cartapesta del XIX secolo della Madonna Addolorata dentro una nicchia stellata, di scuola locale. Nella teca dell’altare vi è una patetica statua del Cristo morto, dello stesso periodo dell’Addolorata.

Opere nel Presbitero

  • San Giuseppe e Madonna del Suffragio, XIX secolo. Le due statue di cartapesta, attribuita alla scuola degli Avolio, sono contenute in due nicchie. La statua di san Giuseppe è anche vestita.
  • Stucchi e croce dell’altare maggiore, seconda metà XVIII secolo. Gli stucchi del presbiterio e della volta, stupendi e davvero realistici, sono stati restaurati di recente a foglia d’oro. Alcuni li vogliono attribuire a scuola napoletana.
  • Pentecoste, prima metà XVII secolo. Il quadro, sopra l’altare maggiore, rappresenta la scena della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli (Pentecoste), immersa nel buio e irradiata dalla luce delle fiaccole e della colomba. È attribuita ad Andrea dell’Asta.

Madonna con Bimbo, fine XVII secolo. La Madonna, seduta su una miriade di nubi, sorregge il bambino Gesù. Opera firmata di Andrea dell’Asta (Napoli, 1673- 1721)

  • Madonna con Bimbo e santi, XVIII secolo. L’opera è di influenza solimenesca, ed è stato assegnato al pittore atriano Giuseppe Prepositi (Atri, ?- 1790 c.), allievo di Francesco Solimena; l’opera è databile attorno al 1770, subito dopo le tele di Cermignano e Appignano.

Opere nella sagrestia

In sagrestia si trovano una statua del Cristo risorto del XX secolo e in alcune teche alcuni ex voto in argento, ma anche capelli e oggetti quotidiani, del XIX e XX secolo, un tempo ospitati nella Cappella di santa Rita. Furono donati come ringraziamento dagli atriani a santa Rita. In sagrestia si trovavano anche due tele, del 1770, raffiguranti santa Rita e Sant’Agostino, oggi conservate al Museo capitolare di Atri.

DIARIO la Divina Misericordia (Pdf)

SANTA MARIA FAUSTINA KOWALSKA

Chi è il demonio

Spesso capita di sentire persone che sostengono che il demonio sia solamente un simbolo, non una persona. Non è affatto così: è un essere perverso e pervertitore.

A queste persone è necessario rispondere certamente con dolcezza, ma anche con estrema chiarezza che quanto i cristiani sanno non è solo un’invenzione, ma è una certezza ricevuta dalla Divina Rivelazione. Satana è, purtroppo, un essere al di fuori della natura umana. Per tale ragione si può dire che appartiene all’ordine preternaturale.

La Bibbia lo spiega: il demonio è un essere perverso e pervertitore

La Bibbia, ricorda il sito amicidomenicani.it, spiega che si tratta di un essere di natura angelica che ribellandosi a Dio si è trasformato in un essere perverso e pervertitore.

Il Catechismo poi lo specifica meglio. “La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio”, viene sottolineato nel paragrafo 301. Il Concilio Lateranense svoltosi nel 1215 specifica inoltre che “il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi“.

Anche il diavolo è dotato di volontà, bisogna che ce ne ricordiamo

In sostanza si tratta di un essere di natura angelica e pertanto dotato di intelligenza. Ma di un’intelligenza del tutto particolare. Quella angelica, infatti, è un’intelligenza intuitiva che coglie tutto e subito. A differenza di quella propria dell’uomo, che è di natura razionale e pertanto progressiva.

Inoltre il diavolo è anche dotato di volontà. Il che lo rende un essere cosciente, intelligente e libero. Quello che infatti è accaduto, è che la sua natura è rimasta la stessa anche dopo la ribellione a Dio. Per cui, come le comuni persone dotate di intelligenza e volontà, se ne deduce che anche i demoni stessi rispondano a un carattere personale.

Nella Bibbia il diavolo interloquisce con Dio, con Gesù e con gli uomini

Non si tratta cioè di forze malefiche anonime e cieche. Al contrario, fin nella Bibbia vediamo come il demonio interloquisce con Dio, con Gesù e con gli uomini. Sono diversi infatti i passi biblici in cui accade.

Gesù si rivolge a lui dandogli del tu. Nel Vangelo di Luca (Lc 8,30-33) si legge: “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò“.

Le parole di Paolo VI sull’esistenza del demonio, il nemico numero uno

Papa Paolo VI nel 1972 disse che il peccato è “occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il demonio”. Da cui ne deriva, spiego Montini, che “il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”.

Sempre nella stessa catechesi il Papa santo di Concesio spiegava che satana è “il nemico numero uno”, “il tentatore per eccellenza”. “Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”, diceva Paolo VI.

Nel Vangelo di Giovanni il demonio è “l’omicida fin dal principio”

Cristo, nel Vangelo di Giovanni (Gv 8, 44-45), lo definisce “l’omicida fin da principio”, nonché “padre della menzogna“. Perciò è molto pericoloso pensare che questo sia una sorta di figura metaforica e inventata dall’uomo, distante dalla realtà. Perché non è affatto così, e cristiani lo sanno per certo. “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerlo esistente”, spiegava sempre Paolo VI.

Riferendosi a “chi ne fa un principio a sé stante, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio”. Oppure anche a chi “lo spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”. Tutto ciò è qualcosa che non ha nulla a che fare con la Dottrina cattolica.

Satana è l’accusatore ma Gesù è il nostro Avvocato, il Paraclito

Se infatti satana è l’accusatore, Gesù è il nostro avvocato, il difensore, o anche Paraclito. Che ci difenderà fino all’ultimo giorno di fronte al Padre. Per questo non c’è nulla da temere. Gesù ci ha indicato la strada della Salvezza, e noi dobbiamo solamente seguirlo fino in fondo.

Come spiegato anche nel Vangelo di Giovanni (1 Gv 2,1-2): “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un peccato: Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri  non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

fonte web

Preghiera sera - Sabato

“La Messa di Natale? Discussione sugli orari in tempo di Covid”

Preghiera per debellare le epidemie

A Medjugorje gli indemoniati aggrediscono anche i veggenti. Arcivescovo Hoser


“Anche a Medjugorje ci sono manifestazioni demoniache e questi indemoniati vogliano aggredire i veggenti” : l’arcivescovo Hoser

 “Il demonio è presente a Medjugorje e aggredisce anche i veggenti”. Ad affermarlo è l’arcivescovo Henryk Hoser, nominato da Papa Francesco visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis. “Sì, è vero, – spiega il presule – ci sono alcuni casi di manifestazioni demoniache ma posso dire che sono abbastanza rari, capita che si senta qualcuno che inizia a gridare o a inveire anche quando ci sono raduni con 10mila persone. Succede anche qui, non si può negare questo. Certo, non succede tutti i giorni, ma succede pure qui a Medjugorje. E in particolare capita che questi indemoniati a volte vogliano aggredire i veggenti”.
È la prima volta che il delegato papale nel paese della Bosnia Erzegovina, dove dal 1981 la Madonna apparirebbe a sei veggenti, parla della presenza del demonio a Medjugorje.
 
Le sue affermazioni, destinate a fare molto scalpore, sono contenute nel volume del vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona intitolato ‘Il mio nome è Satana’ (edizioni San Paolo), ma con un sottotitolo molto eloquente: ‘Storie di esorcismi dal Vaticano a Medjugorje’. 
 
“Il demonio – precisa monsignor Hoser – è ovunque nel tempo e nello spazio, è un puro spirito e anche in luoghi di grazia lui c’è, ed è presente per tentare”. Anche se la commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje, voluta da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini, non solo ha ritenuto vere le prime sette apparizioni mariane che sarebbero avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981 ai sei veggenti, ma ha anche affermato che i primi fenomeni che si sarebbero verificati nella cittadina bosniaca non hanno origine demoniaca.
“Non so cosa dica il testo della commissione di Ruini, – precisa monsignor Hoser – non l’ho letto, ma si può benissimo capire che non ci sia un’origine demoniaca. Guardiamo a Fatima, quando le forza massoniche portoghesi al potere cercarono di far passare l’idea che quelle dei pastorelli erano tutte finzioni. Qui è successo lo stesso con i veggenti: i comunisti hanno cercato di mascherare quanto accadeva perché non andava bene a loro e volevano tenere nascosto tutto. E non solo loro hanno provato a bloccare: anche da dentro la Chiesa è successo questo”. E aggiunge: “È un problema di discernimento, all’interno della Chiesa ognuno ha possibilità di discernere come vuole. La Chiesa ci mette tempo per prendere una decisione e quindi nel frattempo ognuno valuta in base alle proprie convinzioni”.
Lo stesso Ruini, leggendo le dichiarazioni di monsignor Hoser, ha spiegato che “nell’inchiesta che abbiamo fatto non ci siamo occupati della presenza del demonio a Medjugorje, nella nostra relazione non c’è nulla su questo. Ma come sappiamo, non si può escludere che lui sia lì presente in mezzo alla fede: basti pensare che può tentare anche i santi, si veda il caso di Sant’Antonio Abate, a esempio, che è stato molto tentato dal demonio. Non è una cosa incompatibile, ecco”.E in effetti Satana è rimasto sempre presente, manifestandosi soprattutto durante i momenti più intensi di preghiera o in prossimità dei luoghi più importanti della cittadina bosniaca. È apparso ripetutamente ai sei veggenti e non ha mancato di dare spettacolo, dicono le testimonianze, anche durante le recite collettive del rosario davanti a milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo.
 Papa Francesco  per il momento si è limitato a dare il via libera ai pellegrinaggi “considerati il notevole flusso di persone che si recano a Medjugorje e gli abbondanti frutti di grazia che ne sono scaturiti”. Una disposizione, come ha spiegato il Vaticano, che “rientra nella peculiare attenzione pastorale che il Santo Padre ha inteso dare a quella realtà, rivolta a favorire e promuovere i frutti di bene. Il visitatore apostolico avrà, in tal modo, maggiore facilità a stabilire, d’intesa con gli ordinari dei luoghi, rapporti con i sacerdoti incaricati di organizzare pellegrinaggi a Medjugorje, come persone sicure e ben preparate, offrendo loro informazioni e indicazioni per poter condurre fruttuosamente tali pellegrinaggi”. Ciò, ha precisato Bergoglio, deve essere però organizzato “sempre avendo cura di evitare che questi pellegrinaggi siano interpretati come una autenticazione dei noti avvenimenti, che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa. Va evitato dunque che tali pellegrinaggi creino confusione o ambiguità sotto l’aspetto dottrinale. Ciò riguarda anche i pastori di ogni ordine e grado che intendono recarsi a Medjugorje e lì celebrare o concelebrare anche in modo solenne”.
 
ilfattoquotidiano.it
11/09/2020

Da gay a etero grazie a Padre Pio e alla Madonna.

“Ho ritrovato me stesso. Nei gay c’è Satana”. La storia di Luca, ex Mister Gay Italia.

Una storia destinata a far parlare di sé, quella di Luca Di Tolve, proprio come la canzone di Povia, “Luca era gay“.

Proprio così perché Luca, a quanto dichiara, oggi si sente un uomo diverso, rinato dopo aver ritrovato la “serenità” a Medjugorje grazie alla Madonna e a Padre Pio, in più sostiene che dietro ai desideri omosessuali si nasconda Satana. Sotto il video delle sue assurde confessioni.

Silvana De Mari: “Si può guarire. Gli ex gay sono più felici ed equilibrati dei gay”

Ecco cosa c’è scritto nella descrizione del suo libro: Una storia sofferta che ripercorre il lungo cammino alla ricerca di sé, dallo smarrimento della propria identità alla redenzione, fino alla rinascita a nuova vita. Vittima dell’abbandono da parte del padre quando è ancora un bambino, e del conseguente rapporto sbilanciato, ai limiti del morboso, con la madre, Luca si ritrova a mettere in discussione la sua identità e a intraprendere il cammino omosessuale. Eletto Mister Gay negli anni Novanta, Luca incomincia a scalare le vette del successo di un certo mondo omosessuale. Giovane, bello, richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli, in breve vive ogni esperienza di trasgressione che in quel mondo si possa incontrare, tra sesso, lussuria, potere e gironi infernali. Dietro l’angolo, però, sta in agguato un nemico letale: l’aids, che senza pietà lo priva nel giro di pochi anni dei migliori amici. Finché arriva la sentenza fatale e tanto temuta: anche Luca ha contratto l’Hiv. A quel punto qualcosa si rompe nell’equilibrio artificiosamente costruito in tutti quegli anni, e Luca rientra in se stesso. Intraprende così un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo aiuta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni prima, fino a riappropriarsi della sua identità sessuale. Un cammino faticoso, fatto di tanti dubbi e cadute, che lo porta fino a Medjugorje: l’incontro con la Madonna lo spinge decisamente sulla strada della conversione, favorendone una completa rinascita interiore. Ritrovato se stesso, Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita si sposa nel 2008 e nel 2014 diventa padre, pervaso da una gioia e una pace mai sperimentate prima. Un’autobiografia controcorrente, ma non polemica, dettata dal desiderio di testimoniare la propria rinascita trovando tolleranza e rispetto per la propria scelta di vita.

Fonte web


MEDJUGORJE 2 AGOSTO 2020 Messaggio del veggente IVAN Dragičević per il 31° Festival dei GIOVANI