Il Sorriso di Maria

Medjugorje si è spento Mons. Hoser l’inviato del papa



Il drammatico fatto è avvenuto già da alcuni giorni, tuttavia la notizia è trapelata solo in queste ultime ore.

Monsignor Henryk Hoser
L’arcivescovo polacco Henryk Hoser è morto. Si sarebbe spento martedì scorso, ma fino a poche ore fa non si era diffusa alcuna parola ed era stato garantito il massimo riserbo sulla salita in cielo del religioso.

Il decesso di Mons. Hoser che addolora tanti
Mons. Hoser aveva 78 anni, e ricopriva l’incarico di visitatore apostolico presso la parrocchia di Medjugorje, dopo la nomina di Papa Francesco. La notizia del decesso è stata confermata da più fonti. Una, in particolare, ne conferma l’autenticità, vale a dire quella di padre Przemysław Śliwiński dell’arcidiocesi di Varsavia.
Già da diverse settimane il sacerdote era in gravi condizioni, come documentato anche da La Luce di Maria. Il ricovero in ospedale sarebbe avvenuto intorno alla fine dello scorso mese di luglio, e in quel momento le sue condizioni erano già particolarmente gravi.

Le ultime dichiarazioni pubbliche rilasciate dal vescovo
Da alcuni anni, quattro precisamente, l’arcivescovo Hoser soffriva di malaria, e di recente era stato contagiato anche dal coronavirus. Nelle scorse settimane sembrava che il suo stato di salute andasse migliorando, ma purtroppo è subentrata un’infezione a causa di un batterio.
“Bisogna vivere l’atmosfera di questo luogo, quella preghiera e quella liturgia. Bisogna seguire di persona il cammino del rosario e la Via Crucis, il racconto non basta…“, sono alcune delle ultime parole pubbliche rilasciate dal religioso al Sir, l’agenzia dei vescovi italiani, lo scorso 19 luglio, riferendosi a Medjugorje. “A Medjugorje molte persone si convertono davvero nel profondo dei loro cuori, ci sono molti casi di risveglio vocazionale, di cambiamento di vita”.

Tutti speravano perciò che il religioso superasse al meglio ogni difficoltà e che rientrasse presto a Medjugorje, per portare avanti il suo incarico. Poi però è arrivato il ricovero d’urgenza. Infine la salita al cielo. Preghiamo affinché gli angeli possano accoglierlo al cospetto della luce eterna del Signore. 

Giovanni Bernardi

Medjugorje: sono gravi le condizioni di Mons. Henryk Hoser


Medjugorje: sono gravi le condizioni di Mons. Henryk Hoser
Da
 Simona Amabene –
01/08/2021

Ultime notizie ufficiali su Mons. Henryk Hoser, visitatore apostolico a Medjugorje per la Santa Sede: è stato ricoverato in ospedale a causa di un aggravamento delle sue condizioni di salute. 


Tanto che l’arcivescovo Hoser è stato nuovamente ricoverato in ospedale, la comunicazione è arrivata direttamente dall’attuale arcivescovo di Varsavia, Romuald Kamiński. 
Monsignor Hoser, è il Visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, nominato per questo incarico il 31 maggio 2018 da papa Francesco, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis.

La primavera scorsa aveva contratto il Covid, dopo essersi sottoposto alla prima dose del vaccino. Quando il suo stato di saluta andava migliorando è subentrata un’infezione a causa di un batterio, che sembrava poi essere rientrata e attendeva solo di recuperare le forze fisiche, a seguito anche di un percorso di riabilitazione, per rientrare a Medjugorje e portare avanti il suo incarico. Invece, tre giorni fa, è stato ricoverato d’urgenza e a darne notizia è la stessa diocesi di Varsavia.
LEGGI ANCHE: Medjugorje: Sarah invoca l’aiuto della Madonna per salvarci tutti
Comunicato sullo stato di salute di Mons. Hoser
“Reverendi Sacerdoti,
Venerate Religiose e tutte le persone di vita consacrata,
Cari Diocesani,
Giovedì 29 luglio 2021, l’arcivescovo Henryk Hoser SAC è stato ricoverato in ospedale.
La condizione dell’arcivescovo Senior è grave.
Chiedo cordialmente a tutte le diocesi di circondare il malato con la preghiera individuale; Affido ai Pastori la memoria di questa intenzione nella preghiera comunitaria – commemorazione nella preghiera comune durante l’Eucaristia, durante l’adorazione o il rosario, ecc. La nostra unità con lui, espressa nell’ufficio divino offerto per la sua intenzione, accompagni l’Arcivescovo.
Chiediamo anche i favori necessari per tutti coloro che assistono Sua Eccellenza durante il ricovero.
Con la benedizione di un pastore
+ Romuald Kamiński,
Vescovo di Varsavia e PR”
Accogliamo l’invito a pregare per Mons Hoser affinché possa superare questo difficile momento e recuperare la sua piena salute. Glielo auguriamo con tutto il cuore!

Simona Amabene

FONTE: https://diecezja.info.pl/prosba-o-modlitwe-w-intencji-powrotu-do-zdrowia-ks-abp-henryka-hosera-sac/

Roberto Mancini a Medjugorje ha riscoperto la fede.

Giunto nel paesino della Bosnia, Mancini si è trattenuto con dei frati cappuccini e ha trascorso un periodo di preghiera e ritiro. Durante il suo breve viaggio, l’allenatore si è anche incontrato con i veggenti di Medjugorje con i quali ha avuto modo di scambiare alcuni pensieri. In particolare lui ricorda il primo incontro con la veggente Vicka raccontando all’amico Brosio che si trovava in una stanza con altri fedeli e, appunto, la veggente. Ad un certo punto Vicka lo fissa negli occhi sorridendo serenamente e, avvicinatasi a Mancini, lo bacia sulla fronte. Roberto prova la sensazione di un contatto familiare anche se non ha mai conosciuto la veggente fino a quel momento. Quando l’allenatore parla a Vicka di questa emozione, lei risponde che è la Madonna a fare tutto e che noi apriamo a Lei il nostro cuore, facendo ciò che ci dice!
Viene da pensare cosa mai potrebbe mancare ad un uomo ricco e famoso in campo internazionale ma in realtà il viaggio a Medjugorje di Roberto Mancini insegna che la pace interiore e la riscoperta della spiritualità si rivelano necessari ad un certo punto dell’esistenza perché ci permettono di affrontare i momenti più difficili, qualunque sia il nostro stile di vita!

Ho assistito personalmente alle apparizioni e conosco tutti i veggenti piuttosto bene: Ivan, Jakov, Marija, Mirjana, Vicka e Ivanka.

Sì, ci credo, è dal 24 giugno del 1981 che ricevono le apparizioni della Beata Vergine, milioni di persone si sono convertite grazie a loro: è impossibile mentire fino a questo punto.

Medjugorje non è un posto che ti lascia indifferente, bisogna andarci per capire.
È un luogo speciale, ti regala serenità e ti fa venire la voglia di pregare…”

Papa Francesco: Appello ai giovani a Medjugorje.

3 agosto 2020.  M.Michela Nicolais

Papa Francesco: appello ai giovani a Medjugorje, “scoprire un altro modo di vivere”, no alla “cultura del provvisorio”

Papa Francesco ha inviato a sorpresa, per la prima volta, un messaggio ai giovani che partecipano alla trentesima edizione del Festival di Medjugorje. La chiesa della piccola località dei Balcani, nota per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981, non ha finora un titolo di santuario mariano

(Foto: Vatican Media)

La prima giornata del Festival dei giovani, che da 30 anni si svolge a Medjugorje, si è aperto con una sorpresa: per la prima volta, Papa Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti, esortati a “scoprire un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio”. Medjugorje, la piccola località dei Balcani conosciuta in tutto il mondo per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981 e – secondo alcuni dei sei presunti veggenti coinvolti – ancora in atto, è frequentata ogni anno da tre milioni di persone, ma la sua chiesa non ha finora un titolo di santuario mariano. C’è solo la parrocchia di Medjugorje che non è né santuario nazionale, né diocesano. Il messaggio di Francesco ai giovani arriva dopo il “via libera” ai pellegrinaggi da lui sancito il 13 maggio 2019 e la nomina nell’anno precedente di mons. Henryk Hoser a visitatore apostolico a carattere speciale della parrocchia di Medjugorje, dopo esserne stato inviato speciale dall’11 febbraio 2017. Spetterà al Santo Padre, inoltre, pronunciare una parola definitiva sul lavoro della Commissione Ruini, da lui definito a più riprese “molto buono”.

(Santa Messa parrocchia San Giacomo)

La parrocchia. La missione del visitatore apostolico, affidata a mons. Hoser, ha “la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione”. Mons. Hoser vive oggi nella casa parrocchiale accanto alla chiesa di San Giacomo, affidata ai frati minori francescani, che deve la sua fama alle presunte apparizioni mariane.

“La gente dice di avvertire la presenza della Madonna”, ha detto il presule polacco commentando l’autorizzazione papale: “Ma l’aver consentito i pellegrinaggi non va interpretato come un’autenticazione dei noti avvenimenti legati al nome di Medjugorje”.

(Apparizione ad Ivan)

Le apparizioni e i veggenti. Le presunte apparizioni della Vergine a Medjugorje (diocesi di Mostar in Bosnia ed Erzegovina) iniziarono nel 1981 e durano fino ad oggi, anche in  siti diversi, poiché sono legate al gruppo dei veggenti e non ad un luogo preciso e definito. Nel 1991 l’episcopato dell’ex Jugoslavia dichiarò di non poter confermare il carattere soprannaturale delle visioni. A gennaio del 2014 terminarono i lavori della Commissione internazionale presieduta dal card. Camillo Ruini che ha stilato il rapporto su Medjugorje in base al quale la Congregazione per la Dottrina della Fede prenderà le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola sarà dunque quella di Papa Francesco, che ha avocato a sé ogni decisione sulla complessa e delicata vicenda. Parlando con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima (15 maggio 2017), è stato lui stesso a rivelare che la Commissione Ruini ha sezionato il “caso” in due segmenti: una prima parte riguarda le sette apparizioni iniziali, il cui nucleo è sembrato credibile. L’altra parte, vale a dire il seguito delle apparizioni che ancora continuerebbero, ha lasciato invece perplessa la Commissione. Lo spartiacque, allora, è tra le prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, che sarebbero soprannaturali, e tutto ciò che è successo dopo quel 3 luglio 1981 e che non è possibile certificare come soprannaturale. Va ricordato, infatti, che dalle prime “apparizioni” la Madonna di Medjugorje avrebbe consegnato o trasmesso ai veggenti bosniaci almeno 70mila messaggi.

Preoccupazione pastorale. “Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del magistero pubblico ordinario della Chiesa”, ha precisato in quell’occasione Francesco, ricordando che la Commissione su Medjugorje era stata istituita da Benedetto XVI nel 2010 e definendo il rapporto-Ruini “molto buono”. A questo punto Bergoglio ha fatto riferimento alla “Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio”, parole che hanno fatto il giro del mondo suscitando un ampio dibattito. “Io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora”.

Il “nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini”, ha precisato però il Papa, è “il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare”. 

La preoccupazione del Papa, in altre parole, è stata ed è di natura squisitamente pastorale, a prescindere dal verdetto sulla natura soprannaturale delle presunte apparizioni dei veggenti.

Chiesa del Santo Spirito (Atri-Te)

Cappella di Santa Rita

La chiesa di Santo Spirito è un luogo di culto che si trova ad Atri, ai margini del centro storico, nei pressi di Rocca di Capo d’Atri, un castello fatto costruire dagli Acquaviva e in parte distrutto durante una sommossa del popolo nel 1413.

La chiesa è nota anche come Santuario di Santa Rita, considerato il secondo centro di culto della santa dopo Cascia, città natale della santa. L’affluenza dei fedeli soprattutto nei giorni di festa 19-20-21-22 maggio è tanto dovuta ai miracoli che la santa operò ad Atri già dal XIX secolo fino ai giorni nostri.[1]

Storia

La chiesa fu edificata a partire dalla fine del XIII secolo, ad opera degli agostiniani scalzi, che la ebbero fino al Cinquecento, quando subentrarono i francescani per un breve periodo, per poi ritornare poco prima della fine del secolo agli agostiniani scalzi, che attuarono alcune trasformazioni. Gli agostiniani scalzi attuarono molte opere di modifica anche nel XVII secolo, fino a quando la chiesa con l’annesso convento passarono alle monache agostiniane, che introdussero anche il culto di santa Rita da Cascia.

Soprattutto a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, le suore modificarono completamente la chiesa, almeno fino ai primi del XIX secolo, dotandola di stucchi vetri, statue e altari. All’inizio del XIX secolo la chiesa e il convento furono abbandonati, ma gli atriani che riservavano un grande amore verso santa Rita, continuarono a curare la chiesa ed è grazie a loro che oggi la chiesa è possibile ammirarla e non ha fatto la fine di certe chiese durante il periodo napoleonico. Il convento, invece, fu trasformato in ospizio (ancora oggi lo è) per gli anziani e fu dedicato a san Liberatore. La chiesa oggi si presenta nella veste dei restauri e rifacimenti barocchi.

Descrizione

Esterno

La facciata, che fu continuamente modificata fino all’inizio dell’Ottocento, si presenta in stile barocco, con lo stemma della morte e la scritta “Suffragio”, forse in riferimento a qualche confraternita del Suffragio che vi doveva essere. Il campanile a vela è dotato di campane del XVIII-XIX secolo, che si differenzia da quelli atriani in mattoni. Il portale d’ingresso, datato 1586 ed in puro stile rinascimentale, era in realtà sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini, chiesa già in degrado prima dei depredamenti austriaci (1707) e napoleonici (inizi del XIX secolo): le uniche cose salvatesi della chiesa sono questo portale e il dipinto Madonna con Bimbo e santi (1490) della scuola di Antonio Solario, detto “lo Zingaro”.

Interno

Interno

L’interno è in stile barocco ad unica navata e dai soffitti decorati nella seconda metà del XVIII secolo pendono alcuni lampadari in vetro di Murano, opera di maestri muranesi.

Lato destro

  • Natività con Agostiniani, Cappuccini, Minori Osservanti, 1550-60. L’affresco, ritrovato in chiesa ed ora esposto in una parete del lato destro, presenta alcuni elementi di artisti locali, ma è molto più sicura un’attribuzione di scuola fiorentina.
  • Altare del Giudizio, XVI-XVII secolo. L’altare, in stile barocco opera di marmorati locali influenzati dalla cultura veneta, è così chiamato per un singolare quadro, della fine del Cinquecento, generalmente indicato come un “Giudizio Universale”; caratterizzato dalla presenza di un morto coperto da insetti.
  • Altare di Sant’Anna, fine XVIII secolo. L’altare, che termina con un finto timpano dipinto, contiene in una nicchia la statua ottocentesca di sant’Anna che tiene per mano Maria bambina, coperte da preziosi veste ricamate in oro e argento.

Lato sinistro

  • Cappella di Santa Rita da Cascia, XVIII-XIX secolo. Il cappellone fu realizzato tra il XVIII e il XIX secolo, abbellito da stucchi e soprattutto dalla preziosa statua della prima metà del XX secolo, con preziose vesti, di Santa Rita, issata il 22 maggio su un prezioso baldacchino e portata in processione nella città, a testimonianza della forte venerazione che gli atriani mostrano a santa Rita. Inoltre nel 1901 il vescovo di Penne e Atri, Giuseppe Maria Morticelli, riuscì ad ottenere anche un privilegio particolare dal Pontefice. Il 16 maggio dello stesso anno Leone XIII concesse alla chiesa di Santo Spirito, per la cappella di Santa Rita, l’indulgenza plenaria che è stata rinnovata in perpetuo da Giovanni Paolo II.

Inoltre la cappella è abbellita da quadri moderni e da alcuni vesti da sposa offerti dalle nuove spose come ex- voto.

  • Altare di san Francesco di Paola, 1770. L’altare è in stile barocco e contiene una tela con “La Madonna che adora il bimbo con san Francesco di Paola”, opera settecentesca di scuola napoletana.
  • Altare della Madonna Addolorata, fine XVIII secolo. L’altare tardobarocco, modificato forse nel XIX sec, fu abbellito da una statua in parte in cartapesta del XIX secolo della Madonna Addolorata dentro una nicchia stellata, di scuola locale. Nella teca dell’altare vi è una patetica statua del Cristo morto, dello stesso periodo dell’Addolorata.

Opere nel Presbitero

  • San Giuseppe e Madonna del Suffragio, XIX secolo. Le due statue di cartapesta, attribuita alla scuola degli Avolio, sono contenute in due nicchie. La statua di san Giuseppe è anche vestita.
  • Stucchi e croce dell’altare maggiore, seconda metà XVIII secolo. Gli stucchi del presbiterio e della volta, stupendi e davvero realistici, sono stati restaurati di recente a foglia d’oro. Alcuni li vogliono attribuire a scuola napoletana.
  • Pentecoste, prima metà XVII secolo. Il quadro, sopra l’altare maggiore, rappresenta la scena della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli (Pentecoste), immersa nel buio e irradiata dalla luce delle fiaccole e della colomba. È attribuita ad Andrea dell’Asta.

Madonna con Bimbo, fine XVII secolo. La Madonna, seduta su una miriade di nubi, sorregge il bambino Gesù. Opera firmata di Andrea dell’Asta (Napoli, 1673- 1721)

  • Madonna con Bimbo e santi, XVIII secolo. L’opera è di influenza solimenesca, ed è stato assegnato al pittore atriano Giuseppe Prepositi (Atri, ?- 1790 c.), allievo di Francesco Solimena; l’opera è databile attorno al 1770, subito dopo le tele di Cermignano e Appignano.

Opere nella sagrestia

In sagrestia si trovano una statua del Cristo risorto del XX secolo e in alcune teche alcuni ex voto in argento, ma anche capelli e oggetti quotidiani, del XIX e XX secolo, un tempo ospitati nella Cappella di santa Rita. Furono donati come ringraziamento dagli atriani a santa Rita. In sagrestia si trovavano anche due tele, del 1770, raffiguranti santa Rita e Sant’Agostino, oggi conservate al Museo capitolare di Atri.

DIARIO la Divina Misericordia (Pdf)

SANTA MARIA FAUSTINA KOWALSKA

Chi è il demonio

Spesso capita di sentire persone che sostengono che il demonio sia solamente un simbolo, non una persona. Non è affatto così: è un essere perverso e pervertitore.

A queste persone è necessario rispondere certamente con dolcezza, ma anche con estrema chiarezza che quanto i cristiani sanno non è solo un’invenzione, ma è una certezza ricevuta dalla Divina Rivelazione. Satana è, purtroppo, un essere al di fuori della natura umana. Per tale ragione si può dire che appartiene all’ordine preternaturale.

La Bibbia lo spiega: il demonio è un essere perverso e pervertitore

La Bibbia, ricorda il sito amicidomenicani.it, spiega che si tratta di un essere di natura angelica che ribellandosi a Dio si è trasformato in un essere perverso e pervertitore.

Il Catechismo poi lo specifica meglio. “La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio”, viene sottolineato nel paragrafo 301. Il Concilio Lateranense svoltosi nel 1215 specifica inoltre che “il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi“.

Anche il diavolo è dotato di volontà, bisogna che ce ne ricordiamo

In sostanza si tratta di un essere di natura angelica e pertanto dotato di intelligenza. Ma di un’intelligenza del tutto particolare. Quella angelica, infatti, è un’intelligenza intuitiva che coglie tutto e subito. A differenza di quella propria dell’uomo, che è di natura razionale e pertanto progressiva.

Inoltre il diavolo è anche dotato di volontà. Il che lo rende un essere cosciente, intelligente e libero. Quello che infatti è accaduto, è che la sua natura è rimasta la stessa anche dopo la ribellione a Dio. Per cui, come le comuni persone dotate di intelligenza e volontà, se ne deduce che anche i demoni stessi rispondano a un carattere personale.

Nella Bibbia il diavolo interloquisce con Dio, con Gesù e con gli uomini

Non si tratta cioè di forze malefiche anonime e cieche. Al contrario, fin nella Bibbia vediamo come il demonio interloquisce con Dio, con Gesù e con gli uomini. Sono diversi infatti i passi biblici in cui accade.

Gesù si rivolge a lui dandogli del tu. Nel Vangelo di Luca (Lc 8,30-33) si legge: “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò“.

Le parole di Paolo VI sull’esistenza del demonio, il nemico numero uno

Papa Paolo VI nel 1972 disse che il peccato è “occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il demonio”. Da cui ne deriva, spiego Montini, che “il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”.

Sempre nella stessa catechesi il Papa santo di Concesio spiegava che satana è “il nemico numero uno”, “il tentatore per eccellenza”. “Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”, diceva Paolo VI.

Nel Vangelo di Giovanni il demonio è “l’omicida fin dal principio”

Cristo, nel Vangelo di Giovanni (Gv 8, 44-45), lo definisce “l’omicida fin da principio”, nonché “padre della menzogna“. Perciò è molto pericoloso pensare che questo sia una sorta di figura metaforica e inventata dall’uomo, distante dalla realtà. Perché non è affatto così, e cristiani lo sanno per certo. “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerlo esistente”, spiegava sempre Paolo VI.

Riferendosi a “chi ne fa un principio a sé stante, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio”. Oppure anche a chi “lo spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”. Tutto ciò è qualcosa che non ha nulla a che fare con la Dottrina cattolica.

Satana è l’accusatore ma Gesù è il nostro Avvocato, il Paraclito

Se infatti satana è l’accusatore, Gesù è il nostro avvocato, il difensore, o anche Paraclito. Che ci difenderà fino all’ultimo giorno di fronte al Padre. Per questo non c’è nulla da temere. Gesù ci ha indicato la strada della Salvezza, e noi dobbiamo solamente seguirlo fino in fondo.

Come spiegato anche nel Vangelo di Giovanni (1 Gv 2,1-2): “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un peccato: Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri  non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

fonte web

Preghiera sera - Sabato

“La Messa di Natale? Discussione sugli orari in tempo di Covid”

Preghiera per debellare le epidemie