Il Sorriso di Maria

Il vescovo a madre Speranza: ho sofferto più 2 giorni in Purgatorio che 80 sulla terra.



DUE GIORNI IN PURGATORIO SONO PIÙ LUNGHI DI 80 ANNI DI SOFFERENZA SULLA TERRA.

A Madre Speranza di Collevalenza un giorno apparve prima il Signore che gli disse: “Ti faccio vedere con quanta gloria il Vescovo entra in Paradiso, perché ha dato l’approvazione al primo Santuario del mondo dell’Amore Miserciordioso”.
Poi, il Signore scomparve ed arrivò il Vescovo con il suo corpo glorioso.
Il Vescovo gli disse: “Madre Speranza, il Signore mi ha mandato a te per ringraziarti perché tu mi hai chiamato a dare l’approvazione al Santuario e il Signore è stato molto contento.
Adesso avrò per tutta l’eternità
la gloria del Paradiso.
Però devo dirti che io, prima di andare in Paradiso, ho sofferto tanto in Purgatorio.”
Al che la Madre replicò:
“Eccellenza, lei è morto ieri a Roma, perché mi dice che ha sofferto per tanto tempo se sono passati solo due giorni?”
Il Vescovo le rispose:
“Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra.
Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e, in presenza di Dio,
l’anima si vergogna.

Si vergogna del comportamento che ha avuto in vita, trascurando il Signore.
Deve dire a tutti che l’aldilà esiste e che sulla Terra la cosa più importante è amare il Signore, tutto il resto non serve a niente”.

Madre Speranza di Collevalenza.

Testimonianza di Fabrizio Moro”: La fede mi ha salvato.


La testimonianza di Fabrizio Moro

Fabrizio Moro racconta la sua parte più spirituale…
Sono fermamente convinto che una mano invisibile stia guidando il mio percorso..
Fabrizio Moro ha raccontato ad Avvenire (nell’Aprile 2019) il suo lato più intimo e spirituale; un Moro che non t’aspetti quello che, occhiali scuri, tatuaggi e aria da duro, ti spiega con sincerità il motivo più profondo da cui è nato Ho bisogno di credere
«La fede mi ha salvato. La fede in me stesso nei momenti difficili e la fede verso Dio. Sì, io credo in Dio, sono fermamente convinto che una mano invisibile stia guidando il mio percorso».


È il Fabrizio Moro che non t’aspetti quello che, occhiali scuri, tatuaggi e aria da duro, ti spiega con sincerità il motivo più profondo da cui è nato Ho bisogno di credere, il primo singolo (ora in rotazione) del decimo album di inediti del cantautore romano, Figli di nessuno in uscita il 12 aprile.


«Spesso mi capita di pregare credendo che qualcuno mi stia ascoltando – aggiunge Moro – Anzi, quando mi sono affidato alla spiritualità, al posto di arrovellarmi su come riuscire quando mi andava male nella musica e nella vita, le cose si sono risolte».
Un album autobiografico, che esprime rabbia, fatica, dolore ma che apre a una rinnovata positività a due anni da Pace che raccontava già una ricerca. Serenità ritrovata anche grazie a due anni di successi, dalla vittoria di Sanremo nel 2018 accanto ad Ermal Meta con Non mi avete fatto niente e il quinto posto all’Eurovision Song Contest dello stesso anno. E, a proposito del Sanremo recente, in cui il suo amico ed “erede” Ultimo è arrivato secondo esternando contro i giornalisti, aggiunge: «Ha sbagliato e mi sono arrabbiato. Ma è un ragazzo sincero e l’unico talento giovane senza sovrastrutture che vedo in giro, altroché quella roba che è la trap».


«per descrivere la fede non servono parole / la fede è un conduttore fra un dubbio e questo immenso». Spesso mi capita di pregare credendo che qualcuno mi stia ascoltando – aggiunge Moro –. Anzi, quando mi sono affidato alla spiritualità, al posto di arrovellarmi su come riuscire quando mi andava male nella musica e nella vita, le cose si sono risolte». Non che non risenta anche questo disco delle amarezze e delle lotte per affermarsi nel panorama nazionale a 44 anni, dove Moro canta con la sfrontatezza dell’ex ragazzo di periferia l’orgoglio di avercela fatta, lui, uno dei tanti Figli di nessuno che hanno lavorato solo con le proprie forze e sono Quasi riusciti, come canta con grinta punk rock nei brani citati. Ricordando con simpatia anche gli inizi con la prima band in parrocchia, quando, canta in Non mi sta bene niente «suonavo il punk all’oratorio» e «non aveva torto il prete… / quando diceva che sarei finito in Purgatorio» come aggiunge nella “sincopata” ed energica Arresto cardiaco.


«Don Claudio, si chiamava il mio parroco – ricorda il cantante – Io sono nato nel quartiere di San Basilio (a Roma ndr), ma sono cresciuto a Guidonia dove non c’era niente e l’oratorio era il centro di tutto. Noi ragazzi ci vedevamo lì, giocavamo, suonavamo…».
«L’amore per i miei figli è la cosa più grande che ho. Sono separato da diversi anni, non sono innamorato e la donna di cui parlo è mia figlia che ha dieci anni. Grazie a lei sono cresciuto tanto».


Fonte web

Roberto Mancini a Medjugorje ha riscoperto la fede.

Giunto nel paesino della Bosnia, Mancini si è trattenuto con dei frati cappuccini e ha trascorso un periodo di preghiera e ritiro. Durante il suo breve viaggio, l’allenatore si è anche incontrato con i veggenti di Medjugorje con i quali ha avuto modo di scambiare alcuni pensieri. In particolare lui ricorda il primo incontro con la veggente Vicka raccontando all’amico Brosio che si trovava in una stanza con altri fedeli e, appunto, la veggente. Ad un certo punto Vicka lo fissa negli occhi sorridendo serenamente e, avvicinatasi a Mancini, lo bacia sulla fronte. Roberto prova la sensazione di un contatto familiare anche se non ha mai conosciuto la veggente fino a quel momento. Quando l’allenatore parla a Vicka di questa emozione, lei risponde che è la Madonna a fare tutto e che noi apriamo a Lei il nostro cuore, facendo ciò che ci dice!
Viene da pensare cosa mai potrebbe mancare ad un uomo ricco e famoso in campo internazionale ma in realtà il viaggio a Medjugorje di Roberto Mancini insegna che la pace interiore e la riscoperta della spiritualità si rivelano necessari ad un certo punto dell’esistenza perché ci permettono di affrontare i momenti più difficili, qualunque sia il nostro stile di vita!

Ho assistito personalmente alle apparizioni e conosco tutti i veggenti piuttosto bene: Ivan, Jakov, Marija, Mirjana, Vicka e Ivanka.

Sì, ci credo, è dal 24 giugno del 1981 che ricevono le apparizioni della Beata Vergine, milioni di persone si sono convertite grazie a loro: è impossibile mentire fino a questo punto.

Medjugorje non è un posto che ti lascia indifferente, bisogna andarci per capire.
È un luogo speciale, ti regala serenità e ti fa venire la voglia di pregare…”

Papa Francesco: Appello ai giovani a Medjugorje.

3 agosto 2020.  M.Michela Nicolais

Papa Francesco: appello ai giovani a Medjugorje, “scoprire un altro modo di vivere”, no alla “cultura del provvisorio”

Papa Francesco ha inviato a sorpresa, per la prima volta, un messaggio ai giovani che partecipano alla trentesima edizione del Festival di Medjugorje. La chiesa della piccola località dei Balcani, nota per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981, non ha finora un titolo di santuario mariano

(Foto: Vatican Media)

La prima giornata del Festival dei giovani, che da 30 anni si svolge a Medjugorje, si è aperto con una sorpresa: per la prima volta, Papa Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti, esortati a “scoprire un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio”. Medjugorje, la piccola località dei Balcani conosciuta in tutto il mondo per le presunte apparizioni mariane cominciate il 24 giugno 1981 e – secondo alcuni dei sei presunti veggenti coinvolti – ancora in atto, è frequentata ogni anno da tre milioni di persone, ma la sua chiesa non ha finora un titolo di santuario mariano. C’è solo la parrocchia di Medjugorje che non è né santuario nazionale, né diocesano. Il messaggio di Francesco ai giovani arriva dopo il “via libera” ai pellegrinaggi da lui sancito il 13 maggio 2019 e la nomina nell’anno precedente di mons. Henryk Hoser a visitatore apostolico a carattere speciale della parrocchia di Medjugorje, dopo esserne stato inviato speciale dall’11 febbraio 2017. Spetterà al Santo Padre, inoltre, pronunciare una parola definitiva sul lavoro della Commissione Ruini, da lui definito a più riprese “molto buono”.

(Santa Messa parrocchia San Giacomo)

La parrocchia. La missione del visitatore apostolico, affidata a mons. Hoser, ha “la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione”. Mons. Hoser vive oggi nella casa parrocchiale accanto alla chiesa di San Giacomo, affidata ai frati minori francescani, che deve la sua fama alle presunte apparizioni mariane.

“La gente dice di avvertire la presenza della Madonna”, ha detto il presule polacco commentando l’autorizzazione papale: “Ma l’aver consentito i pellegrinaggi non va interpretato come un’autenticazione dei noti avvenimenti legati al nome di Medjugorje”.

(Apparizione ad Ivan)

Le apparizioni e i veggenti. Le presunte apparizioni della Vergine a Medjugorje (diocesi di Mostar in Bosnia ed Erzegovina) iniziarono nel 1981 e durano fino ad oggi, anche in  siti diversi, poiché sono legate al gruppo dei veggenti e non ad un luogo preciso e definito. Nel 1991 l’episcopato dell’ex Jugoslavia dichiarò di non poter confermare il carattere soprannaturale delle visioni. A gennaio del 2014 terminarono i lavori della Commissione internazionale presieduta dal card. Camillo Ruini che ha stilato il rapporto su Medjugorje in base al quale la Congregazione per la Dottrina della Fede prenderà le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola sarà dunque quella di Papa Francesco, che ha avocato a sé ogni decisione sulla complessa e delicata vicenda. Parlando con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima (15 maggio 2017), è stato lui stesso a rivelare che la Commissione Ruini ha sezionato il “caso” in due segmenti: una prima parte riguarda le sette apparizioni iniziali, il cui nucleo è sembrato credibile. L’altra parte, vale a dire il seguito delle apparizioni che ancora continuerebbero, ha lasciato invece perplessa la Commissione. Lo spartiacque, allora, è tra le prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, che sarebbero soprannaturali, e tutto ciò che è successo dopo quel 3 luglio 1981 e che non è possibile certificare come soprannaturale. Va ricordato, infatti, che dalle prime “apparizioni” la Madonna di Medjugorje avrebbe consegnato o trasmesso ai veggenti bosniaci almeno 70mila messaggi.

Preoccupazione pastorale. “Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del magistero pubblico ordinario della Chiesa”, ha precisato in quell’occasione Francesco, ricordando che la Commissione su Medjugorje era stata istituita da Benedetto XVI nel 2010 e definendo il rapporto-Ruini “molto buono”. A questo punto Bergoglio ha fatto riferimento alla “Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio”, parole che hanno fatto il giro del mondo suscitando un ampio dibattito. “Io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora”.

Il “nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini”, ha precisato però il Papa, è “il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare”. 

La preoccupazione del Papa, in altre parole, è stata ed è di natura squisitamente pastorale, a prescindere dal verdetto sulla natura soprannaturale delle presunte apparizioni dei veggenti.

DIARIO la Divina Misericordia (Pdf)

SANTA MARIA FAUSTINA KOWALSKA

A Medjugorje gli indemoniati aggrediscono anche i veggenti. Arcivescovo Hoser


“Anche a Medjugorje ci sono manifestazioni demoniache e questi indemoniati vogliano aggredire i veggenti” : l’arcivescovo Hoser

 “Il demonio è presente a Medjugorje e aggredisce anche i veggenti”. Ad affermarlo è l’arcivescovo Henryk Hoser, nominato da Papa Francesco visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis. “Sì, è vero, – spiega il presule – ci sono alcuni casi di manifestazioni demoniache ma posso dire che sono abbastanza rari, capita che si senta qualcuno che inizia a gridare o a inveire anche quando ci sono raduni con 10mila persone. Succede anche qui, non si può negare questo. Certo, non succede tutti i giorni, ma succede pure qui a Medjugorje. E in particolare capita che questi indemoniati a volte vogliano aggredire i veggenti”.
È la prima volta che il delegato papale nel paese della Bosnia Erzegovina, dove dal 1981 la Madonna apparirebbe a sei veggenti, parla della presenza del demonio a Medjugorje.
 
Le sue affermazioni, destinate a fare molto scalpore, sono contenute nel volume del vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona intitolato ‘Il mio nome è Satana’ (edizioni San Paolo), ma con un sottotitolo molto eloquente: ‘Storie di esorcismi dal Vaticano a Medjugorje’. 
 
“Il demonio – precisa monsignor Hoser – è ovunque nel tempo e nello spazio, è un puro spirito e anche in luoghi di grazia lui c’è, ed è presente per tentare”. Anche se la commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje, voluta da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini, non solo ha ritenuto vere le prime sette apparizioni mariane che sarebbero avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981 ai sei veggenti, ma ha anche affermato che i primi fenomeni che si sarebbero verificati nella cittadina bosniaca non hanno origine demoniaca.
“Non so cosa dica il testo della commissione di Ruini, – precisa monsignor Hoser – non l’ho letto, ma si può benissimo capire che non ci sia un’origine demoniaca. Guardiamo a Fatima, quando le forza massoniche portoghesi al potere cercarono di far passare l’idea che quelle dei pastorelli erano tutte finzioni. Qui è successo lo stesso con i veggenti: i comunisti hanno cercato di mascherare quanto accadeva perché non andava bene a loro e volevano tenere nascosto tutto. E non solo loro hanno provato a bloccare: anche da dentro la Chiesa è successo questo”. E aggiunge: “È un problema di discernimento, all’interno della Chiesa ognuno ha possibilità di discernere come vuole. La Chiesa ci mette tempo per prendere una decisione e quindi nel frattempo ognuno valuta in base alle proprie convinzioni”.
Lo stesso Ruini, leggendo le dichiarazioni di monsignor Hoser, ha spiegato che “nell’inchiesta che abbiamo fatto non ci siamo occupati della presenza del demonio a Medjugorje, nella nostra relazione non c’è nulla su questo. Ma come sappiamo, non si può escludere che lui sia lì presente in mezzo alla fede: basti pensare che può tentare anche i santi, si veda il caso di Sant’Antonio Abate, a esempio, che è stato molto tentato dal demonio. Non è una cosa incompatibile, ecco”.E in effetti Satana è rimasto sempre presente, manifestandosi soprattutto durante i momenti più intensi di preghiera o in prossimità dei luoghi più importanti della cittadina bosniaca. È apparso ripetutamente ai sei veggenti e non ha mancato di dare spettacolo, dicono le testimonianze, anche durante le recite collettive del rosario davanti a milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo.
 Papa Francesco  per il momento si è limitato a dare il via libera ai pellegrinaggi “considerati il notevole flusso di persone che si recano a Medjugorje e gli abbondanti frutti di grazia che ne sono scaturiti”. Una disposizione, come ha spiegato il Vaticano, che “rientra nella peculiare attenzione pastorale che il Santo Padre ha inteso dare a quella realtà, rivolta a favorire e promuovere i frutti di bene. Il visitatore apostolico avrà, in tal modo, maggiore facilità a stabilire, d’intesa con gli ordinari dei luoghi, rapporti con i sacerdoti incaricati di organizzare pellegrinaggi a Medjugorje, come persone sicure e ben preparate, offrendo loro informazioni e indicazioni per poter condurre fruttuosamente tali pellegrinaggi”. Ciò, ha precisato Bergoglio, deve essere però organizzato “sempre avendo cura di evitare che questi pellegrinaggi siano interpretati come una autenticazione dei noti avvenimenti, che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa. Va evitato dunque che tali pellegrinaggi creino confusione o ambiguità sotto l’aspetto dottrinale. Ciò riguarda anche i pastori di ogni ordine e grado che intendono recarsi a Medjugorje e lì celebrare o concelebrare anche in modo solenne”.
 
ilfattoquotidiano.it
11/09/2020

Da gay a etero grazie a Padre Pio e alla Madonna.

“Ho ritrovato me stesso. Nei gay c’è Satana”. La storia di Luca, ex Mister Gay Italia.

Una storia destinata a far parlare di sé, quella di Luca Di Tolve, proprio come la canzone di Povia, “Luca era gay“.

Proprio così perché Luca, a quanto dichiara, oggi si sente un uomo diverso, rinato dopo aver ritrovato la “serenità” a Medjugorje grazie alla Madonna e a Padre Pio, in più sostiene che dietro ai desideri omosessuali si nasconda Satana. Sotto il video delle sue assurde confessioni.

Silvana De Mari: “Si può guarire. Gli ex gay sono più felici ed equilibrati dei gay”

Ecco cosa c’è scritto nella descrizione del suo libro: Una storia sofferta che ripercorre il lungo cammino alla ricerca di sé, dallo smarrimento della propria identità alla redenzione, fino alla rinascita a nuova vita. Vittima dell’abbandono da parte del padre quando è ancora un bambino, e del conseguente rapporto sbilanciato, ai limiti del morboso, con la madre, Luca si ritrova a mettere in discussione la sua identità e a intraprendere il cammino omosessuale. Eletto Mister Gay negli anni Novanta, Luca incomincia a scalare le vette del successo di un certo mondo omosessuale. Giovane, bello, richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli, in breve vive ogni esperienza di trasgressione che in quel mondo si possa incontrare, tra sesso, lussuria, potere e gironi infernali. Dietro l’angolo, però, sta in agguato un nemico letale: l’aids, che senza pietà lo priva nel giro di pochi anni dei migliori amici. Finché arriva la sentenza fatale e tanto temuta: anche Luca ha contratto l’Hiv. A quel punto qualcosa si rompe nell’equilibrio artificiosamente costruito in tutti quegli anni, e Luca rientra in se stesso. Intraprende così un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo aiuta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni prima, fino a riappropriarsi della sua identità sessuale. Un cammino faticoso, fatto di tanti dubbi e cadute, che lo porta fino a Medjugorje: l’incontro con la Madonna lo spinge decisamente sulla strada della conversione, favorendone una completa rinascita interiore. Ritrovato se stesso, Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita si sposa nel 2008 e nel 2014 diventa padre, pervaso da una gioia e una pace mai sperimentate prima. Un’autobiografia controcorrente, ma non polemica, dettata dal desiderio di testimoniare la propria rinascita trovando tolleranza e rispetto per la propria scelta di vita.

Fonte web


Nek e la Fede: “A Medjugorje ho visto miracoli che non posso descrivere”

Nek

La storia di fede del famoso cantante Nek. Molto legato anche a Medjugorje, luogo in cui si è recato diverse volte.

Nek
Pubblichiamo questa intervista fatta nel 2015 a Nek. Un’intervista che racconta la sua esperienza all’interno di Nuovi Orizzonti e a Medjugorje

Nek e la fede: “A Medjugorje ho visto miracoli che non posso descrivere“

Dal 2006, il noto artista italiano, segue un cammino spirituale e specifica: “La mia forza sono la fede e la famiglia“. “Dal 2006 ho incontrato la comunità Nuovi Orizzonti per un concerto benefico, da lì ho scoperto davvero la fede”, spiega il cantante, che ammette di non essersi affidato alla religione perché di fronte a un momento buio:

“Non ho mai avuto buchi neri, ma ho visto la gente che si era persa e ha capito che Cristo può cambiare la nostra vita. Mi sono reso conto che ovunque andiamo non siamo soli”.

Nek

Nek ricorda anche con immenso piacere il suo viaggio a Medjugorje:

Di miracoli ne ho visti, ho assistito anche a eventi straordinari, ma se li raccontassi perderebbero il loro fascino perché racchiuderei il concetto di cristianità in un elenco di episodi sorprendenti”, conclude il cantante.

UNA RECENTE INTERVISTA DI NEK AI PAPABOYS (FESTIVAL DI SANREMO 2019)

Sanremo 2019. Nek: ‘Ai giovani dico… mettetevi in gioco!’

Le parole profonde di Nek sull’amore e sulla fede. ”La famiglia è tutto’ ci ricorda Nek e poi l’invito ai giovani al microfono della nostra inviata Serena. ‘Non bisogna mai avere paura!’.

Anche nella canzone dico ‘sono pronto a non essere mai pronto! Deve essere un continuo lavoro anche nelle piccole cose. E poi le parole profonde sulla fede, compagna di viaggio nella vita di Nek. ‘Io non sono mai stato convertito, non ho mai fatto parte di altre religione. Uno dei momenti più duri della vita nei quali la fede mi ha aiutato è la morte di mio padre. Accettare che la morte fa parte della vita per l’essere umano è molto complicato!’

Testimonianza Sofia Gamiz.

(Medjugorje festival dei giovani 2020)


PENSAVO SOLO A DIVERTIRMI

…Ho iniziato una relazione con un’altra persona ed ho deciso in quel momento di lasciare mio marito.
Il matrimonio stava andando bene, non mancava il lavoro, i beni materiali, avevamo tutto ed eravamo felici.

Vivevo senza Dio, Io non pregavo, semplicemente non mi interessava, pensavo solo a “vivere” e non desideravo figli, fino al punto che abbiamo atteso 6 anni prima che arrivasse la nostra prima figlia.
Dopo 3 anni nasce il nostro secondo bambino, che bello, avevo tutto ciò che desideravo nella vita.

Tutto mi andava molto bene, fino a quando,
8 anni fa, ho iniziato a frequentare un’altra persona ed ho deciso di mettere fine al mio matrimonio.
Alberto, mio marito, soffriva terribilmente, ma mi amava a tal punto che un giorno mi disse: se ritieni di essere felice senza di me, io ti firmo immediatamente le carte del divorzio.

Mio padre, uomo di profonda fede, osservava con dolore le conseguenze causate dalla rottura del mio matrimonio, quindi si recò in una Chiesa di Barcellona, dove c’era una Madonna… la Madonna di Medjugorje e ha pregato con tutto il cuore per me.
Quando è uscito ha visto un annuncio di un pellegrinaggio e, senza dire nulla, è venuto qui (Medjugorje).

Lui è tornato più volte, era qui anche il giorno in cui, a dicembre, a seguito della separazione, consegnai i miei figli ad Alberto.
Non so esattamente come, ma in me stava improvvisamente cambiando qualcosa.
Dopo qualche mese mi chiama mio padre, dicendomi: “vorrei che tu accettassi, ti invito a Medjugorje…”

Va bene, ho accettato portando anche mio marito e miei 2 figli piccoli.
Avevo il cuore completamente chiuso, non avevo Dio nella mia vita, non m’importava se la Madonna apparisse realmente.
Ascoltavo con diffidenza la testimonianza della veggente Mirjana anche se avvertivo forte dentro di me che quello che stavo ascoltando fosse assoluta verità.

Nel viaggio di ritorno mio padre mi regalò un libro riguardo le apparizioni della Vergine, ma io non lo aprii neanche.
Pensai bene di regalarlo alla mamma di una mia amica, gravemente malata di cancro.
Dopo 9 mesi ricevetti una telefonata da questa signora che mi disse:

“Sofia sei tu? Sono contenta di averti trovata, grazie per il libro ed il Rosario, vorrei andare a Medjugorje per ringraziare la Madonna, sai, mi ha cambiato la vita… quando sono andata li’ qualche mese fa per la prima volta ero in punto di morte e sono andata per chiedere alla Madonna che mi preparasse per andare in cielo.
Proprio qualche minuto fa, invece, il medico mi ha appena confermato che le analisi mostrano un’inspiegabile riduzione dei markers tumorali e che, non è chiaro come, ma sto bene.
Sarei molto felice se tu mi accompagnassi….”

Non potevo dirle di no ed il 25 giugno (anniversario delle apparizioni) sono arrivata.
Non riuscivo a spiegarmi il motivo per cui tantissima gente fosse in fila per confessarsi, pensavo tutti fossero matti.
Siamo passati oltre e piu’ in là c’era la Messa ma non mi importava nulla e restavo seduta ascoltando musica alla radio perché non mi interessava la traduzione.
Non so il perché, ma ad un tratto mi sono alzata e mi sono avvicinata ai confessionali, c’era un solo prete con la bandierina spagnola e mi sono seduta li’.
Non mi confessavo da piu’ di 20 anni.
La prima cosa che ho detto è stata: “non so perché sono qui. Non so da dove cominciare…”
Ho iniziato a piangere, pensando a tutto il mio passato, tutta la mia vita senza Dio, tutta la sofferenza che Dio ha sopportato per i miei peccati, i dolori di Gesu’ sulla croce, le persone che ho ferito e che hanno sofferto per colpa mia…

Provavo tanto dolore e il sacerdote, ponendo le mani sulla mia testa mi ha detto solo una frase:
“I tuoi peccati sono perdonati” e nel momento in cui terminava la frase tutto il dolore che sentivo è scomparso!
Non si puo’ spiegare a parole, ma tutto il mio corpo e la mia anima hanno sentito la pace, la pace e l’amore.
Io non ho visto Dio, ma ho ricevuto un abbraccio.
L’abbraccio di Dio.

Una sensazione di pienezza e felicità assoluta. Io non potevo capire ed in quel momento ho solo detto al sacerdote:
Impossibile, impossibile…!
Lui mi rispose: e’ vero che tuo marito ti ha perdonata?
Si, gli dissi. E allora come puo’ non perdonarti Dio, che è tuo padre?
Ora vai, vai alla comunione, vai e accogli Gesu’.
Nel momento della comunione, l’abbraccio che provai durante la confessione, Dio mio, era triplicato!
Non potevo crederci, tanta felicità… magari l’avessimo tutti!
Sicuramente la sentiremo in cielo, vorrei che tutti potessimo provare questa esperienza che porta questo dono perché è meraviglioso… meraviglioso!

Ero troppo felice, uscendo dalla Chiesa incontrai per strada mio padre… era li’ e per una coincidenza ci siamo ritrovati nello stesso posto e nello stesso periodo seppur con pellegrinaggi diversi…
Me ne sono andata esclamando a Dio:
Tu esisti!

Ti ho voltato le spalle per 20 anni ma ora ti voglio ogni giorno, non ti voglio lasciare, ho trovato il tesoro piu’ grande…
Dio ha ricostruito il nostro matrimonio dalle fondamenta.

Ora abbiamo 4 figli, preghiamo il Rosario tutti i giorni con i nostri figli in famiglia e tutte le volte che la Madonna ci chiama a Medjugorje le rispondiamo sempre SI.
Testimonianza di Sofia Gamiz al festival dei giovani a Medjugorje, agosto 2020

Fonte web
(Statua della Regina della Pace custodita a Tihaljina vicino Medjugorje)