Il Sorriso di Maria

Testimonianza di Fabrizio Moro”: La fede mi ha salvato.


La testimonianza di Fabrizio Moro

Fabrizio Moro racconta la sua parte più spirituale…
Sono fermamente convinto che una mano invisibile stia guidando il mio percorso..
Fabrizio Moro ha raccontato ad Avvenire (nell’Aprile 2019) il suo lato più intimo e spirituale; un Moro che non t’aspetti quello che, occhiali scuri, tatuaggi e aria da duro, ti spiega con sincerità il motivo più profondo da cui è nato Ho bisogno di credere
«La fede mi ha salvato. La fede in me stesso nei momenti difficili e la fede verso Dio. Sì, io credo in Dio, sono fermamente convinto che una mano invisibile stia guidando il mio percorso».


È il Fabrizio Moro che non t’aspetti quello che, occhiali scuri, tatuaggi e aria da duro, ti spiega con sincerità il motivo più profondo da cui è nato Ho bisogno di credere, il primo singolo (ora in rotazione) del decimo album di inediti del cantautore romano, Figli di nessuno in uscita il 12 aprile.


«Spesso mi capita di pregare credendo che qualcuno mi stia ascoltando – aggiunge Moro – Anzi, quando mi sono affidato alla spiritualità, al posto di arrovellarmi su come riuscire quando mi andava male nella musica e nella vita, le cose si sono risolte».
Un album autobiografico, che esprime rabbia, fatica, dolore ma che apre a una rinnovata positività a due anni da Pace che raccontava già una ricerca. Serenità ritrovata anche grazie a due anni di successi, dalla vittoria di Sanremo nel 2018 accanto ad Ermal Meta con Non mi avete fatto niente e il quinto posto all’Eurovision Song Contest dello stesso anno. E, a proposito del Sanremo recente, in cui il suo amico ed “erede” Ultimo è arrivato secondo esternando contro i giornalisti, aggiunge: «Ha sbagliato e mi sono arrabbiato. Ma è un ragazzo sincero e l’unico talento giovane senza sovrastrutture che vedo in giro, altroché quella roba che è la trap».


«per descrivere la fede non servono parole / la fede è un conduttore fra un dubbio e questo immenso». Spesso mi capita di pregare credendo che qualcuno mi stia ascoltando – aggiunge Moro –. Anzi, quando mi sono affidato alla spiritualità, al posto di arrovellarmi su come riuscire quando mi andava male nella musica e nella vita, le cose si sono risolte». Non che non risenta anche questo disco delle amarezze e delle lotte per affermarsi nel panorama nazionale a 44 anni, dove Moro canta con la sfrontatezza dell’ex ragazzo di periferia l’orgoglio di avercela fatta, lui, uno dei tanti Figli di nessuno che hanno lavorato solo con le proprie forze e sono Quasi riusciti, come canta con grinta punk rock nei brani citati. Ricordando con simpatia anche gli inizi con la prima band in parrocchia, quando, canta in Non mi sta bene niente «suonavo il punk all’oratorio» e «non aveva torto il prete… / quando diceva che sarei finito in Purgatorio» come aggiunge nella “sincopata” ed energica Arresto cardiaco.


«Don Claudio, si chiamava il mio parroco – ricorda il cantante – Io sono nato nel quartiere di San Basilio (a Roma ndr), ma sono cresciuto a Guidonia dove non c’era niente e l’oratorio era il centro di tutto. Noi ragazzi ci vedevamo lì, giocavamo, suonavamo…».
«L’amore per i miei figli è la cosa più grande che ho. Sono separato da diversi anni, non sono innamorato e la donna di cui parlo è mia figlia che ha dieci anni. Grazie a lei sono cresciuto tanto».


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